Il Gazzettino, 16 maggio 2019

ASSISTENZA PADOVA Da 18 anni si attende la riforma degli Istituti pubblici di assistenza (Ipab). E «per riportare in primo piano l’urgenza di una riforma indispensabile per tutelare anziani e lavoratori, per un’efficace integrazione con i servizi del territorio», Cgil, Cisl e Uil ieri hanno organizzato un presidio all’Ira di piazza Mazzini.Il timore dei sindacati è che si vada verso una trasformazione degli Ipab in Fondazioni di diritto privato, come richiesto da alcuni presidenti e consigli di amministrazione, «con un abbassamento della qualità del servizio e maggiori costi per l’utenza. In assenza della riforma, è sempre più frequente il ricorso all’esternalizzazione di alcuni servizi o di interi reparti. E questo per rispondere alle crescenti difficoltà dovute soprattutto a tre fattori: la disparità fiscale tra pubblico e privato, la sottostima delle impegnative di residenzialità rispetto alle necessità reali e la mancata copertura per malattia o maternità da parte dell’Inps».A Padova le case di Riposo sono 53, di cui 17 Ipab, danno lavoro a 1200 operatori direttamente e a 600 dell’indotto, in Veneto le strutture sono 382, un migliaio gli occupati nelle Ipab.«Diamo il via una serie di iniziative che abbiamo organizzato in tutto il Veneto per esprimere il nostro sconcerto per l’inerzia della Regione sulla situazione delle Ipab – afferma Francesca Pizzo Cisl – Sono tantissime le famiglie direttamente coinvolte nei problemi delle case di riposo e che chiedono di mantenere pubbliche queste strutture. Si fa sempre più ricorso all’esternalizzazione di alcuni servizi per abbassare i costi, creando disparità tra lavoratori. Così si penalizzano non solo i lavoratori, ma anche gli ospiti».Di percorso unitario che continuerà in maniera forte parla Sergio Palma, Cgil: «Queste sono strutture pubbliche, per il pubblico, e vogliamo che rimangano tali, perché da anni gli Ipab danno un servizio alle persone più deboli. Il messaggio che arriva dalla Regione, con cui abbiamo aperto da anni tavoli su questo argomento, va invece verso la privatizzazione. Se sarà attuato il progetto di trasformare Ipab in Fondazioni, sarà un problema enorme per tantissime famiglie dove c’è un anziano che ha bisogno di assistenza». Per Lorenza Cervellin, Uil «la Regione si è sempre dichiarata favorevole alla trasformazione dell’Ipab in aziende di servizi alla persona, lo ha confermato anche l’assessore Lanzarin. Poi è stato emesso un comunicato nel quale si diceva che la riforma dell’Ipab andava inserita in un contesto più ampio, che unisse sociale e sanità. In teoria sarebbe giusto, ma abbiamo visto che è servito solo a spostare in avanti il problema».