Padova Oggi, 3 maggio 2019

Da un lato ci sono gli attivisti di Potere al Popolo e Spazio Catai. Dall’altra l’Azienda per l’edilizia residenziale. Nel mezzo l’ex centro anziani al civico 5 di via Cardinal Callegari, occupato dal primo maggio, e un valzer di accuse.
Posizioni contrapposte
Lo stabile, di proprietà di Ater, fino al 2016 è stato affittato al Comune che vi gestiva un ritrovo per la terza età. Poi è tornato in possesso dell’ente rimanendo inutilizzato per tre anni. Nei giorni scorsi gli attivisti vi si sono insediati abusivamente, avviando una serie di progetti di recupero volti al sociale e aperti a tutti. Un’operazione che, a detta degli occupanti, sta riscontrando ottime risposte da parte degli abitanti del quartiere, come testimoniano le firme raccolte per poterne chiedere la cessione definitiva. Altrettanto forte è però stata la reazione della proprietà, che ha definito l’occupazione un’appropriazione indebita seguita a un’effrazione.
Muro di gomma
Ater si dice intenzionato ad andare a fondo, chiedendo la restituzione dell’immobile e sostenendo di avere sporto denuncia contro gli occupanti. L’ente ha giustificato la chiusura della palazzina con la volontà di venderla a privati per motivi di bilancio. Gli attivisti dal canto loro spiegano di aver seguito l’iter indicato dalla stessa Azienda per richiederne regolare assegnazione. Ad avviare le pratiche a fine 2017 è stata l’associazione Controtempi (che conta fra i suoi membri alcuni degli attuali occupanti). «Dopo il primo contatto informale» spiegano gli attivisti «Ater ha fornito due risposte: prima ha sostenuto di voler vendere, poi ci ha illustrato la possibilità di chiederne l’utilizzo». Possibilità prontamente colta, con la presentazione di un progetto e la richiesta di vedere lo stabile. Da quel momento però non vi è stato più alcun riscontro da parte di Ater. «Hanno ribadito di voler privatizzare, ma della delibera effettiva non c’è traccia documentale. Come noi, un gruppo di anziani del quartiere aveva avanzato una proposta, anch’essa caduta nel vuoto».
Apertura al dialogo
I collettivi puntano il dito anche sulla mossa, vera o presunta, della privatizzazione del bene pubblico tramite vendita: «L’alienazione non è che una svendita ipocrita, davanti a cui la legalità cede il passo alla legittimità» concludono. Gli attivisti stanno contattando le istituzioni e si dicono disposti al massimo dialogo, fermi nell’intenzione di portare avanti le molte attività sociali tra cui doposcuola e sportelli di aiuto, insieme a iniziative ed eventi. Alcune di queste sono già state attivate nei giorni scorsi.