La Tribuna di Treviso, 16 gennaio 2020

Nervesa. Remo Sernagiotto è pronto a dire la sua verità sullo scandalo di Ca’ della Robinia nel corso della prossima udienza programmata per il prossimo 26 maggio. Sarà ascoltato come teste nel processo che lo vede sul banco degli imputati con l’ex dirigente dei servizi sociali della Regione Mario Modolo, l’ex proprietario del Disco Palace Giancarlo Baldassin e il consulente finanziario Egidio Costa per lo scandalo dei finanziamenti alla cooperativa sociale Ca’ della Robinia. «Sono anni che aspetto l’inizio di questo processo. Finora ho subito solo un processo mediatico», ha detto Sernagiotto.
La prima udienza
Il dibattimento si è aperto ieri mattina e l’avvocato Fabio Crea, legale dell’ex europarlamentare, ha infatti annunciato che Sernagiotto siederà sul banco dei testimoni. Una cinquantina i testi citati solo dalla Procura. Sul banco degli imputati c’è anche Pierino Rebellato, ex membro del consiglio di amministrazione della cooperativa sociale che, grazie a Sernagiotto, avrebbe ricevuto un finanziamento di oltre 3 milioni di euro per un progetto che in realtà non è mai stato realizzato. Rebellato aveva presentato istanza di patteggiamento, che poi ha ritirato preferendo il dibattimento. Sernagiotto e gli altri quattro imputati devono rispondere, a vario titolo, di truffa e corruzione. Per Rebellato l’imputazione riguarda anche la bancarotta di Ca’ della Robinia, reato per cui già in fase di indagine avevano patteggiato Bruna Milanese, la presidente della coop Ca’ della Robinia, i figli Stefano e Selene Bailo, che facevano parte del consiglio di amministrazione, e l’ex consigliere Roberto Ferro.
L’inchiesta
Il processo riguarda il caso Ca’ della Robinia, la società che tra il giugno e il novembre del 2012 percepì, in due diverse tranche, dalla Regione Veneto un finanziamento di poco più di tre milioni di euro destinati alla realizzazione di una fattoria sociale per disabili nella sede dell’ex Disco Palace di Nervesa. Ma invece di attuare il progetto costruendo un laboratorio artigianale per la lavorazione del latte, un forno del pane ed altri laboratori didattici, con i contributi pubblici fu realizzata una birreria ceduta con affitto di ramo d’azienda al prezzo di 30.000 euro annui.