La Tribuna di Treviso, 28 novembre 2019

Dopo i patteggiamenti di Bruna Milanese, dei figli Selene e Stefano Bailo e di Roberto Ferro, arrivano i rinvii a giudizio dell’ex europarlamentare e assessore regionale Remo Sernagiotto (difeso dall’avvocato Fabio Crea), di Mario Modolo, dirigente dei servizi sociali della Regione (avvocato Franchini), di Giancarlo Baldissin, proprietario dell’ex Disco Palace (avvocato Massimo Benozzati), e di Egidio Costa, consulente finanziario della società Ca’ della Robinia (avvocato Zanella). Dunque, il caso giudiziario legato a Ca’ della Robinia si è arricchito ieri di un nuovo capitolo. L’udienza preliminare, tenutasi davanti al giudice Bruno Casciarri, ha dato un verdetto quasi scontato.
Il rinvio a giudizio
Tutti gli imputati che non hanno scelto di accedere a riti alternativi saranno processati in rito ordinario. Per scongiurare lo spettro della prescrizione (sono già passati 7 anni dai fatti contestati) il gup Casciarri ha fissato la prima udienza del processo al 14 gennaio, tra meno di due mesi. Dovranno rispondere tutti dell’accusa di truffa aggravata per il conseguimento di contributi pubblici. Sernagiotto Modolo e Baldissin anche di corruzione. Unica posizione rimasta in sospeso è quella di Pierino Rebellato, uno dei consiglieri della società cooperativa guidata da Milanese, al quale il pubblico ministero Gabriella Cama, oltre alla truffa, imputa una delle cinque contestazioni di bancarotta della coop. Per lui inizialmente si era profilato un patteggiamento, ma nell’ udienza di ieri, i suoi legali Elisa Berton ed Otello Bigoli hanno chiesto ed ottenuto dal gup un rinvio a breve per valutare eventuali nuove strategie difensive.
Modolo sotto torchio
Cambio di strategia anche per il dirigente regional e Modolo, coneglianese, carriera nata a S.Lucia e passata poi per lì’Ipab di Quarto d’Altino, il San Camilo di Venezia e la Regione, fino all’incarico di direttore dei servizi sociali all’Usl di Feltre: inizialmente aveva chiesto di essere giudicato in rito abbreviato. Ieri mattina, dopo essersi sottoposto ad un lungo interrogatorio, ha deciso di affrontare con gli altri imputati il processo. Modolo aveva istruito la pratica per la concessione del finanziamento da oltre 3 milioni al progetto presentato dalla coop Ca’ della Robinia. Soldi poi serviti per acquistare l’ex discoteca da Baldissin per avviarne la ristrutturazione. Modolo, per oltre due ore, ha risposto alle domande in aula davanti al gup Casciarri. Il dirigente regionale ha sostenuto che la coop Ca’ Della Robinia aveva tutti i requisiti per accedere al finanziamento regionale e quei requisiti che il pubblico ministero sostiene che mancassero in realtà non erano richiesti per beneficiare del finanziamento. Inoltre la coop guidata da Milanese – ha ribadito Modolo – era stata trattata come tutte le altre che avevano chiesto finanziamenti, senza alcuna corsia preferenziale.
La difesa di Baldissin
Anche Baldissin, prima che il gup Casciarri decidesse il suo rinvio a giudizio, ha reso spontanee dichiarazioni, sostenendo di aver da tempo deciso, all’epoca dei fatti, di vendere l’immobile per fini sociali ma di essere entrato subito in rotta di collisione con Milanese. Alla fine aveva però deciso di vendere l’immobile ad un prezzo inferiore rispetto a quanto lo aveva valutato l’Agenzia delle Entrate anche perché erano tempi bui per l’economia in generale.
Il progetto fallito
Il caso è quello noto ed è legato a Ca’ della Robinia, la società che tra il giugno e il novembre del 2012 percepì, in due diverse tranches, dalla Regione Veneto un finanziamento di oltre tre milioni di euro destinati alla realizzazione di una fattoria sociale per disabili nella sede dell’ex Disco Palace di Nervesa. Ma invece di attuare il progetto costruendo un laboratorio artigianale per la lavorazione del latte, un forno del pane ed altri laboratori didattici, con i contributi pubblici fu realizzata una birreria ceduta con affitto di ramo d’azienda al prezzo di 30.000 euro annui. Non solo. In uno dei due appartamenti, destinati ad ospitare disabili, che si sarebbe dovuto ricavare dall’ex Disco Palace, vi era andato a vivere il vicepresidente della società Ca’ della Robinia, fallita nel 2016.
Secondo l’accusa, inoltre, Giancarlo Baldissin, proprietario dell’ex Disco Palace, avrebbe corrotto Sernagiotto e il dirigente dei servizi sociali della Regione Mario Modolo, con quattro assegni da 63.000 euro complessivi.