Il Gazzettino, 28 novembre 2019

NERVESA «Il finanziamento di Ca’ Della Robinia da parte della Regione fu un’operazione trasparente nonché basata sui criteri fissati dalla legge sui fondi di rotazione e sul bando a cui la cooperativa partecipò per ottenere i tre milioni che dovevano servire alla realizzazione della fattoria didattica. Il comportamento di Remo Sernagiotto come amministratore pubblico è stato più che corretto»: a sostenerlo l’avvocato Fabio Crea, che assiste l’ex assessore regionale ed ex parlamentare europeo, rinviato a giudizio con l’accusa di corruzione e truffa aggravata. Il caso è quello del presunto scandalo di Ca’ della Robinia e dei 3,4 milioni con i quali la Regione credeva di finanziare una fattoria didattica per disabili (progetto a valenza sociale) che divenne invece una birreria.
PRIMA TAPPA «Il rinvio a giudizio -chiarisce l’avvocato Crea che conta di dimostrare l’innocenza del cliente nel dibattimento- non è una condanna. È un passaggio fisiologico che porta al processo per stabilire se una persona sia o meno colpevole». Per Sernagiotto fu tutto regolare, tutto alla luce del sole e svolto secondo quanto previsto dalla norma regionale (legge di cui fu relatore lo stesso Sernagiotto). «Questo emerge dai fatti. L’ex assessore al sociale -precisa Crea- creò il fondo di rotazione per cambiare in maniera radicale le erogazioni della Regione per progetti sociali. Prima i soldi venivano dati a fondo perduto, con la norma Sernagiotto chi beneficiava dei soldi doveva restituirli in 20 anni, senza interessi e a garanzia c’era l’ipoteca immobiliare. È stata una innovazione tanto che quella legge e quel fondo non sono mai stati modificati». Bruna Milanese, la presidente della cooperativa fallì nel 2016, ha raccontato agli inquirenti che Sernagiotto le disse esplicitamente di acquistare l’immobile del Disco Palace dell’amico Baldassin, che aveva bisogno di liquidità per pagare i debiti. «Non è vero -dice Crea- Lo provano le carte. Sernagiotto mise sul piatto una serie di opzioni, la proprietà di Baldassin era solo una delle possibilità, c’era anche un terreno di proprietà pubblica a Crocetta. Fu la Milanese a decidere di comperare la ex discoteca».
LA TANGENTE Secondo gli inquirenti della Procura di Treviso Baldassin ripagò il favore a Sernagiotto e Modolo con una tangente da poco meno di 70 mila euro. «Pagata con assegni? Non mi pare una ipotesi credibile, peraltro quei soldi finirono nell’immobiliare Airone Blu che aveva cento soci. Da quella società Sernagiotto non ha mai preso neppure un centesimo sotto nessuna forma. Che tangente sarebbe?».