Tribuna 20 dicembre

Promossa con riserva è anche l’assistenza domiciliare dell’Usl 9. Il rapporto dell’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) considera da bollino giallo la qualità del servizio. A pesare in modo negativo è soprattutto l’incapacità di garantire 8 accessi al mese per i pazienti malati terminali che vengono seguiti a casa. Un disservizio grave se si pensa ai destinatari a cui si rivolge l’assistenza e alla situazione di estrema fragilità in cui si trovano. Mentre la direzione strategica dell’Usl 9 annuncia di voler avviare un tavolo di confronto tra medici di famiglia e infermieri, Brunello Gorini, segretario della Fimmg, Federazione italiana medici di medicina generale di Treviso, prova ad analizzare le ragioni per cui l’Usl 9 è fanalino di coda provinciale per quanto riguarda l’assistenza domiciliare. «Esistono tre tipi di assistenza: prima quella domiciliare, programmata per i pazienti impossibilitati a raggiungere l’ambulatorio del proprio medico, e qui siamo noi a fare visite a casa. C’è poi l’assistenza domiciliare integrata, che riguarda i pazienti che potrebbero restare in ospedale ma non richiedono un’assistenza tale da restarvi. Infine c’è l’assistenza integrata al paziente oncologico e terminale, è questa a registrare delle forti criticità» denuncia Gorini. Le motivazioni del disservizio secondo il rappresentante della Fimmg sarebbero legate a un fenomeno che in Usl 9 avrebbe preso il sopravvento, e riguarda il rapporto tra vari attori, già segnalato durante l’ultimo comitato aziendale: «Da tempo denunciamo che nell’Usl 9 si è innescata una concorrenza nociva tra pubblico e privato» segnala Gorini «il malato terminale ha il diritto di essere seguito dal Servizio sanitario nazionale, invece nel nostro territorio c’è una competizione del privato nel portare via i pazienti al servizio pubblico, che potrebbe occuparsene. Mi spiego meglio: un assistito da vent’anni con me, che scopre una patologia terminale e di colpo sceglie un altro medico, spesso decide sulla scia della disinformazione. C’è chi cerca di confondere le acque, visto che lo stesso servizio al malato terminale lo può dare l’azienda sanitaria senza ricorrere al privato».

Il tema dell’assistenza domiciliare e della sua efficienza è destinato a diventare un problema sempre più scottante. «I dati parlano chiaro, il nostro software Atlas che ha esaminato 1.087 medici di famiglia in Veneto ha registrato più di 8 milioni di accessi, con un singolo medico che esegue 8.120 visite in un anno, vale a dire 22 in media ogni giorno» continua Gorini «se guardiamo il nostro campione l’assistenza domiciliare programmata ha coinvolto 51.187 persone in Veneto, cioè il 5,74% della popolazione assistita. Mentre l’assistenza domiciliare integrata conta 13.251 accessi, cioè l’1,5% della popolazione, il cui invecchiamento è una sfida da tenere in considerazione».