La nuova struttura non sarebbe sostenibile. Lo dicono i revisori dei conti. Così il consiglio di amministrazione della casa di riposo Morelli Bugna di Villafranca, presieduto da Davide Tumicelli, ha annullato l’ampliamento dell’edificio programmato dal cda precedente di Elmer Soffiati, revocando anche l’incarico all’impresa vincitrice dell’appalto, la Cf Costruzioni di Dossobuono.
È l’epilogo di una querelle in salsa politico-amministrativa culminata in un acceso scontro a gennaio, quando il consiglio comunale di Villafranca chiese conto a Soffiati dell’opera che aveva messo in cantiere: demolire parte del vecchio ospedale Morelli Bugna, attiguo alla casa, per costruire un edificio su quattro piani, completandone solo uno.
L’intervento (di 3,2 milioni di euro, di cui 1,3 per il primo stralcio) non prevedeva un aumento di posti letto della casa, ma puntava a una suddivisione più organica degli spazi alla luce delle gravi patologie che presentano oggi gli anziani.
Ma il nuovo cda ha posto dubbi da subito sulla sostenibilità dell’intervento riflettendo sui costi che la nuova ala comporterebbe per la sua gestione futura tra spese di pulizia, bollette di acqua, luce e gas, personale e contabilità. Un conto di 527mila euro l’anno, secondo il cda, uscito da un business plan fatto redigere per l’occasione e sottoposto ai revisori dei conti che hanno ora dato parere negativo, non sulla sostenibilità dell’opera da realizzare, ma sui costi di gestione della struttura in futuro.
Cristiano Facincani, vicepresidente della Morelli Bugna, ha fatto due conti: «Una nuova ala con quattro piani richiede 4,5 operatori in più e un infermiere. Dal 2009, inoltre, non si ritocca ai lavoratori il contratto e abbiamo tenuto conto anche di un’ipotesi di rinnovo.
«È cambiata, inoltre, la contabilità passata dal tipo finanziario a quello economico che comprende gli effetti degli ammortamenti dal 2014 in poi». Ed ecco le cifre: per il personale si dovrebbero sborsare 174mila euro in più l’anno. Per le utenze 45mila; per le pulizie 58mila e per gli ammortamenti 69mila. «Il progetto era buono. La nostra è stata una scelta sofferta, ma, vista la congiuntura economica e sociale attuale, non ci sentiamo di pesare sulle famiglie».
I costi ulteriori derivanti dalla nuova struttura, infatti, secondo il cda, dovrebbero essere coperti dalle rette che aumenterebbero di 9,50 euro al giorno: circa 280 euro al mese. «Senza offrire maggiori servizi agli ospiti, ma solo per coprire l’operazione», attacca Tumicelli. «Per questo ci fermiamo. Non è una decisione politica, ma amministrativa. È stato affidato un lavoro quando mancavano autorizzazioni della Regione, della Soprintendenza, arrivate tra gennaio e febbraio (l’appalto è stato aggiudicato in autunno, ndr), del piano socio-sanitario e dei revisori dei conti sulla sostenibilità gestionale della struttura. Sono stati spesi soldi pubblici per la progettazione e la gara, senza autorizzazioni in mano. Non era stato fatto un business plan come il nostro, redatto fino al 2020».
Replica Soffiati: «La documentazione era a posto. Se si attende l’assolvimento di aspetti burocratici, che si sa che sono in ordine, non si fa nulla. E un amministratore lo sa. La necessità dell’ampliamento c’è e salterà fuori perché l’aspetto logistico e alberghiero è fondamentale. Sulla sostenibilità è lo stesso: fare le cose solo quando si è sicuri non è amministrare. Anche il Comune realizzerà un palazzetto dello sport e non pensa a quanto costeranno le bollette energetiche».