Il Mattino, 14 gennaio 2016

MONSELICE «Non modificherò nulla di quanto approntato per questa Usl, prima è necessario programmare assieme ai vari attori del territorio». Non lancia rivoluzioni, ma arriva nel segno della continuità Claudio Dario, il nuovo direttore generale dell’Usl 17. Ma anche dell’Usl 15 e dell’Usl 16, come deciso dal governatore Luca Zaia che ha ridotto i direttori generali accorpando più azienda sanitarie. Ieri Dario ha incontrato il personale dell’Usl 17 in auditorium, quindi si è dedicato alla stampa per poi partecipare al rendez-vous con la rappresentanza dei sindaci. Trevigiano di Conegliano, 58 anni, laureato in Medicina e Chirurgia, Dario arriva dall’esperienza di direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Padova e prende il testimone di Giovanni Pavesi, emigrato a dirigere le Usl 5 e 6 del Vicentino. In passato è stato anche direttore generale dell’Usl 9 di Treviso, dell’Usl 7 di Pieve di Soligo, nonché direttore sanitario dell’Usl 16 di Padova. «Innanzitutto mi complimento con chi ha realizzato questa struttura» ha esordito riferendosi al nuovo ospedale «Oltre che tecnica, ci è voluta indubbiamente capacità politica». Sul concentramento delle Usl, Dario vede solo aspetti positivi: «Dirigersi verso la concentrazione è l’evoluzione del sistema nazionale, è un percorso inevitabile e noi lo stiamo anticipando. Potremmo diventare un modello. Grazie a questo percorso si possono fare importanti sinergie. Un esempio? Pensate ai bunker per la radioterapia dello Iov, che saranno realizzati qui a Schiavonia. Qui c’è spazio, ci sono parcheggi, c’è una struttura nuova su cui è più facile costruire: tutto il territorio padovano ne guadagna». Il nuovo dg ovviamente non ha ancora chiari confini, esigenze e limiti di tutti e 46 i Comuni della Bassa padovana: «È solo il 13 gennaio. Credo fortemente nella programmazione e nel controllo e per questo chiederò l’aiuto di tutti, a partire dei sindaci. Lavorerò su un modello organizzativo che consenta di capire le esigenze del territorio. Sono un progettista, un direttore dei lavori, uno stimolatore di idee: questo è il mio ruolo. Guai a chiamarmi commissario: è un brutto termine che non spiega bene quello che devo essere per questa azienda sanitaria. La sanità veneta è grande non per merito dei direttori, è bene sempre ricordarlo». Come anticipato, Dario crede nella continuità: «Per ora non si cambia niente. Non vengo qui a compiere rivoluzione, anche sulla base dei buoni risultati di questa Usl. Poi, entro l’1 febbraio, nominerà i nuovi direttori e cominceremo a programmare. Fortunatamente abbiamo davanti cinque anni di lavoro, e non più tre come in passato». Chiude il nuovo dirigente: «Qualcuno si chiede perché cambiare se tutto andava così bene. Io uso la metafora del tennis: il buon colpo è sempre dato da una grande apertura. Noi vogliamo aprirci proprio in questo senso».