Il reparto di medicina dell’ospedale negli anni scorsi ha subito una sorta di rivoluzione con l’assorbimento di geriatria, nell’ambito della riorganizzazione secondo il modello assistenziale dell’intensità di cura. Al centro è stata messa la condizione del paziente e non la disciplina di riferimento, e questo ha portato alla nascita di un’unità operativa fatta di medicina interna, area semi-intensiva e posti letto stroke, lungodegenza post acuzie e Riabilitazione. Un’operazione che subito fu vista dall’esterno con un certo timore, temendo che potesse andare persa specificità assistenziale nei confronti del principale bacino d’utenza: quello degli anziani che rappresentano già larga parte della popolazione appenninica. Ma il nuovo corso nel tempo si è dimostrato una risposta efficace, grazie soprattutto al profilo delle individualità coinvolte. «La riorganizzazione è stata frutto di un’indicazione superiore – spiega il dottor Giorgio Cioni, direttore dell’unità operativa – che ha lasciato solo a Baggiovara un reparto geriatrico dove avviene il percorso formativo da spendere sul territorio. Ma nel contesto locale è stata mantenuta tutta la competenza necessaria nei confronti degli anziani con la presenza di sei medici comunque specialisti in geriatria, di cui uno responsabile dell’ambulatorio distrettuale per disturbi cognitivi, le cosiddette demenze che segnano un’ampia fascia di popolazione. Insomma, è rimasta l’abitudine clinica del personale, che ha permesso di raggiungere un ottimo equilibrio interno dando anche continuità alla collaborazione con le strutture protette, a cominciare dalla Casa Francesco e Chiara qui a fianco. Ed è stato importante, se calcoliamo che l’assistenza agli anziani negli ultimi tre anni di vita qui rappresenta l’80% del lavoro ospedaliero». In pratica, oggi gli 83 posti dell’unità sono organizzati per casi critici da terapia semi-intensiva (4 letti per una degenza media di 6,5 giorni con tutte le tecnologie specifiche di monitoraggio), situazioni da media intensità di cura (44 posti) e area a bassa intensità con medicina post-acuzie, dove l’assistenza è più prolungata a fronte di una degenza media di 14,5 giorni. Qui infatti si trattano i casi di ictus per i quali l’ospedale di Pavullo ha avviato anche una specifica collaborazione tecnica con Baggiovara.