Gazzetta di Modena
16 gennaio

Quasi 30 anni di attività, oltre 60 soci e tanta voglia di mettere un po’ di tempo al servizio degli altri: questi i dati salienti della sezione sassolese dell’Avo. Nata nel 1988 l’associazione Volontari Ospedalieri è oggi presieduta da Marina Incerti e conta 61 soci, in crescita costante da diversi anni. I membri mettono a disposizione tre ore del loro tempo per andare in ospedale e dare assistenza morale, e quando serve anche pratica, ai degenti. «La nostra attività si svolge all’interno dell’ospedale di Sassuolo – spiega la presidente – in forza di una convenzione che riguarda quasi tutti i reparti, ad esclusione di pediatria, ginecologia e ostetricia. Nel turno di circa tre ore i volontari passano a salutare tutti i ricoverati, e dove c’è necessità si fermano per qualche chiacchiera, per ascoltare i degenti. Spesso teniamo compagnia agli anziani, un po’ perché sono la gran parte dei degenti dell’ospedale, un po’ perché spesso sono soli o magari preferiscono sfogarsi con un estraneo piuttosto che disturbare figli e parenti». Negli ultimi anni, complice la crisi economica, il numero dei volontari è cresciuto di molto. «Tante persone rimaste senza lavoro o andate in prepensionamento – ha affermato Maria Zini, ex presidente dell’associazione – si sono ritrovate molto tempo libero ed è bello che abbiano deciso di impegnarlo nel volontariato. Abbiamo avuto molta affluenza ai corsi di formazione e molti dei partecipanti sono diventati volontari. Tra loro ci sono anche dei giovani, che ci hanno conosciuto a scuola, grazie ai progetti che facciamo con il centro servizi per il volontariato nelle scuole superiori di Sassuolo e Maranello, ed è molto bello avere anche dei ragazzi nel gruppo: fa piacere prima di tutto ai degenti». Per diventare membri dell’Avo serve un corso di formazione specifico, organizzato circa ogni anno e mezzo, che si concentra sia sulle tecniche per dialogare con i degenti sia sulla psicologia dei volontari, per evitare che si portino a casa un fardello ingestibile di sofferenze. Proprio sui corsi, alla cui organizzazione partecipa anche economicamente l’ospedale, sono destinati gran parte dei fondi raccolti dall’associazione con le quote dei soci e con le donazioni che alcuni malati, o loro familiari, fanno per ringraziare. «Alcuni corsi aggiuntivi – ha chiarito la presidente – sono organizzati anche durante l’anno e sono rivolti ai volontari già in servizio. Sono fondamentali perché servono a capire come comportarsi e soprattutto a capire se si è adatti per questa attività. Purtroppo ci sono stati diversi volontari che avevano voglia di fare ma per i quali il carico emotivo era troppo forte». L’attività nelle stanze del nosocomio è suddivisa su due turni, dalle 10.30 alle 13 e dalle 17 alle 19.30. «Tra i propositi per il 2016 – prosegue la presidente – vorremmo riuscire a estendere i turni anche al sabato mattina e a non fermarci nel mese di luglio. Ad oggi infatti l’attività di assistenza si svolge solo dal lunedì al venerdì e la pausa estiva inizia a metà luglio e si chiude a inizio settembre. Per poter coprire il turno del sabato servirebbero almeno altri sei o sette volontari, speriamo di riuscirci». L’attività dell’Avo, che prevede un contatto diretto con gli utenti della sanità, consente all’associazione anche di collaborare fruttuosamente con enti locali, Unione dei comuni in primis, e Ausl per migliorare il servizio, oltre che con altre associazioni, come l’emporio Il Melograno. «In questi anni – ha concluso Maria Zini – abbiamo avuto grandi soddisfazioni, che ci spingono ad andare avanti e a fare sempre meglio. Su tutte, la grande collaborazione che si è venuta a creare con le figure professionali dell’ospedale, che ci sono accanto in ogni situazione. Con i degenti e i familiari, poi, si viene spesso a creare un bel rapporto: ci si saluta per strada, arrivano lettere di ringraziamento e anche donazioni. Alcuni familiari dei malati sono diventati essi stessi volontari, e di ciò siamo davvero molto soddisfatti. La nostra sezione, per scelta dei fondatori, non fa raccolte fondi e tutto il necessario è finanziato dai soci. Certo non ci dispiacerebbe avere qualche sponsor, che ci possa ad esempio aiutare nella stampa dei volantini o nell’allestimento di un ufficio più idoneo all’interno dell’ospedale».