Arena, 24 maggio

L’anziano non autosufficiente riceve un contributo di 16,57 euro al giorno come accompagnamento. La cifra viene direttamente versata all’interessato. Quando entra in casa di riposo, ha diritto ad un posto per il quale la Regione paga la quota di 49 euro (o maggiori a seconda della tipologia di assistenza) solo se raggiunge un certo punteggio Svama, altrimenti deve attendere a casa o pagare la retta per i privati, solo nelle strutture che fanno questo genere di accoglimenti. Il sistema della Svama prevede l’individuazione di 17 profili assistenziali specifici e inoltre un punteggio, che va da 60 a 100.
«In realtà oggi entrano in casa di riposo persone con punteggio minimo 85 – 86, a volte addirituttra 90», sottolinea il direttore dei servizi della Pia Opera Ciccarelli, Domenico Marte. Il che significa due ordini di problemi. Primo: la casa di riposo difficilmente può rispondere alle esigenze di chi comunque autosufficiente non è, ma si colloca nella fascia 60 – 84 punti; queste persone accedono in alcuni casi attraverso i servizi sociali all’assistensa domiciliare, altrimenti devono arrangiarsi con le proprie forze, ad esempio ricorrendo ad una badante. Tuttavia non è detto che la buona volontà di chi accudisce sia sempre sufficiente laddove servirebbe professionalità.
Secondo: le case di riposo sempre più spesso si trovano ad assistere persone che arrivano in condizioni anche gravissime, situazioni borderline con quelle ospedaliere. «Gli standard di personale previsti dalla Regione tuttavia», riprende il dottor Marte, «sono rimasti indietro di anni, non corrispondono alle reali necessità di assistenza ed andrebbero rivisti». Ovvio che ad essere riviste dovrebbero essere anche le quote accreditate dalla Regione per le diverse tipologie di assistenza e le cifre che vi corrispondono.