Arena 19 gennaio

Casa di riposo, Rsa e ospedale di comunità del Centro di assistenza Zerbato di Tregnago potrebbero vedersi cancellare l’accreditamento regionale. In ballo c’è il futuro degli oltre 200 posti letto gestiti dal Consorzio Zerbato, ente sul cui assetto giuridico è in corso da anni una complicata battaglia.
L’ultima tappa della vicenda è costituita dall’arrivo a Tregnago della lettera di Domenico Mantoan, direttore generale del Dipartimento regionale servizi sociosanitari e sociali, che diffida il Consorzio Zerbato a regolarizzare alcune situazioni. Mantoan individua un «grave stato emerso in seguito alla verifica ispettiva della scorsa estate che ha evidenziato gravi problematiche».
In particolare, la lettera segnala tre questioni aperte: la forma istituzionale dell’ente non è conforme alla legge; la posizione giuridica del rapporto di lavoro del direttore Giorgio Lupazzi, organo di gestione dell’ente, è fortemente critica perché «non sono stati osservati i principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità»; la posizione giuridica di alcuni lavoratori (si parla di 19 infermieri e di alcuni casi di progressione interna di carriera illegittimi) presenta criticità rispetto alle disposizioni sul rapporto di lavoro pubblico.
Per questo nella lettera «si diffida a voler regolarizzare la situazione in tempi brevi, altrimenti ci vedremo costretti nostro malgrado, nel rispetto dell’ordinamento normativo, a rivalutare la situazione delle autorizzazioni regionali riguardanti i servizi erogati».
Ad ingarbugliare la matassa si sono aggiunte da una decina di giorni le dimissioni di Emanuele Colombari, componente del consiglio di amministrazione dell’ente, nominato dall’Opera Pia Santa Teresa che è socio di minoranza del Consorzio. Le ragioni di tale scelta vengono spiegate nella lettera di dimissioni e sono, oltre alla stessa comunicazione del direttore generale regionale Mantoan, la considerazione che nessuna azione è stata intrapresa dal presidente Marco Pezzotti «per predisporre il rientro da tutte le gravi irregolarità e la presa di coscienza delle responsabilità personali, civili, penali e amministrative».
Il gruppo consiliare di minoranza Tregnago Partecipa ha chiesto agli assessori regionali alla sanità e ai servizi sociali, Luca Coletto e Manuela Lanzarin, nonché al direttore generale dell’area Sanità Mantoan, un incontro sui gravi problemi emersi in seguito alla verifica degli ispettori che lo stesso gruppo aveva sollecitato, per stabilire la legittimità o meno dell’incarico al direttore del Centro Zerbato.
«Sono incomprensibili l’immobilismo e l’ostinazione del cda nel non prendere atto dei propri errori e porvi rimedio», scrivono i consiglieri di Tregnago Partecipa in un comunicato, dove rivelano: «La diffida, oltre ad accusare l’amministrazione dell’ente, ne mostra la cecità gestionale e non mette al primo posto il bene dei lavoratori, degli ospiti e di Tregnago».
C’è nei consiglieri apprensione per quanto potrà succedere quando si muoveranno prefettura, Corte dei conti, procura della Repubblica, direzione territoriale del Lavoro: «Crediamo che dopo due anni di sterili attacchi sia il momento di lavorare insieme abbandonando arroganza e presunzione», suggerisce Tregnago Partecipa, «perché è a grave rischio il futuro dell’ente, una perdita che nessun tornaconto politico può lontanamente giustificare», conclude offrendo collaborazione per il bene dello Zerbato. Il sindaco Renato Ridolfi e il suo vice Christian Colombari che da anni segue la vicenda del Consorzio, respingono però l’accusa di immobilismo e ricordano: «Tutti i giorni lavoriamo nel silenzio su questo, tant’è che abbiamo chiesto un incontro in Regione per spiegare le nostre ragioni e stiamo attendendo la conferma del giorno stabilito per presentarci».
Quanto alla lettera di diffida, si dimostrano tranquilli: «Questa diffida è assolutamente priva di contenuto: la diffida dà dei termini perentori che nella lettera non si leggono e forse è il caso di prenderla come un invito a regolarizzare la posizione giuridica dell’ente, aspetto sul quale stiamo lavorando da anni per la trasformazione in Fondazione», ricordano i due amministratori.
Considerano inoltre ridicolo il fatto che un consigliere nominato si dimetta dopo 23 giorni dall’incarico: «I problemi erano gli stessi 20 giorni prima e forse le motivazioni andavano espresse allora, non una volta che si è accettato l’incarico.
L’impressione di questo tiramolla è che si giochi una tecnica dilatoria, manifestando la non volontà di occuparsi della questione in questo momento», concludono sindaco e vicesindaco.

Il Centro assistenza Fermo Sisto Zerbato ha chiesto al professor Giovanni Sala, avvocato e docente di diritto amministrativo all’Università di Verona, un parere legale sulle conclusioni del procedimento di vigilanza che ha messo sotto accusa la legittimità dell’incarico di direttore del centro Zerbato mediante contratto di collaborazione coordinata e continuativa. L’incarico in questione viene ricoperto da Giorgio Lupazzi.
«È un tipo di contratto che non è di per sé incompatibile con il conferimento dell’incarico di direttore del Consorzio, e sulle modalità attraverso le quali è avvenuto il conferimento dell’incarico, va ricordato che la disposizione del Testo unico sugli enti locali, che era in vigore al momento in cui è stata firmata la delibera, stabiliva che gli incarichi dirigenziali possano essere conferiti mediante contratto a tempo determinato di diritto pubblico, o eccezionalmente, di diritto privato», precisa il professor Sala, «senza nulla prescrivere circa la procedura da seguire per il conferimento».
Il testo oggi vigente precisa che la selezione deve essere fatta con bando pubblico, «ma questo non era previsto nel testo originario della norma che era in vigore quando l’incarico di direttore è stato conferito», sottolinea Sala.
In pratica, la procedura pubblica non era prevista né dalla legge né dallo statuto dell’ente, «pertanto il procedimento, eseguito sulla base della normativa allora vigente, è corretto e la delibera di conferimento legittima».
Non è d’accordo con il parere del professor Sala il gruppo di minoranza Tregnago Partecipa, che lo giudica «dovuto, approssimativo per tentare una difesa disperata e mettere in confusione gli elettori».
Continua Tregnago Partecipa: «È un parere palesemente difensivo, errato nei presupposti e omissivo nella parte in cui non richiama precisamente la normativa, estrapolandone spezzoni alla bisogna».
A parere di Tregnago Partecipa, tale parere «serve solo a prendere tempo e a poter uscire sui giornali a dire che tutto va bene e che tutto si può sistemare facilmente. Dura solo il tempo di una risposta da parte di una qualsiasi funzione regionale».
Cittadini e lettori faranno probabilmente fatica a ritrovarsi in questo guazzabuglio di polemiche: quello che è certo è che il Centro Zerbato è una bella realtà a servizio della comunità, in piedi da decenni, grazie ai 174 operatori che vi lavorano con passione e coscienza.