Rottamazione dei medici in età da pensione per sostituirli con i giovani: l’Usl 16 raddoppia i provvedimenti di quiescenza forzata applicando le nuove norme sul ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione volute dal ministro Marianna Madia. L’altra mattina il direttore generale dell’ente di via degli Scrovegni Urbano Brazzale, ha infatti firmato altre due delibere, che si aggiungono a quelle pilota dello scorso gennaio, con cui manda in pensione (con atto unilaterale) un dirigente medico di Neurologia e un altro di Lungodegenza. Salgono così a quattro i camici bianchi in servizio al Sant’Antonio e all’Ospedale Ai Colli costretti, loro malgrado e anzi in contrasto con quanto avevano richiesto, a lasciare la corsia per andare a riposo. La legge richiamata dell’Usl 16 è la 114/2014 che converte il decreto legge 90/2014 “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa”. Il riferimento, è al primo articolo: “Disposizioni per il ricambio generazionale nelle pubbliche amministrazioni”. Disposizioni che l’Usl 16 ha recepito a ottobre con un proprio atto interno, indicando criteri e modalità applicative. Più precisamente: gli enti pubblici possono mandare in pensione un dipendente – risolvendo unilateralmente il rapporto di lavoro – quand’egli abbia maturato l’anzianità contributiva per la quiescenza e compiuto i 65 anni. All’elemento dell’età si combina, come si legge nei provvedimenti, il «processo di riassetto organizzativo dell’azienda che comporta ottimizzazioni dell’utilizzo del personale all’interno di una programmazione aziendale e regionale, che esigono il contenimento dei costi del personale e la progressiva riduzione delle dotazioni organiche». In questo progetto rientrano dunque i pensionamenti dei quattro medici coinvolti finora nella “rottamazione” lanciata dall’Usl 16. Operazione che, naturalmente, è stata accolta negativamente dai diretti interessati; e proprio ieri mattina, davanti al tribunale amministrativo di Venezia, si è tenuta l’udienza per la discussione del ricorso di uno dei professionisti. L’udienza è stata rinviata al prossimo lunedì quando dovrebbe essere pronunciata la sentenza. Una decisione particolarmente attesa sia che il ricorso venga accolto che respinto. Nel primo caso, infatti, le delibere dell’Usl 16 diventerebbero inattaccabili e, come tali, esportabili in altri enti sanitari e non solo, nel secondo caso invece sarebbe un brutto colpo per tutto l’impianto della legge licenziata dall’esecutivo di Renzi.