Corriere delle Alpi 29 dicembre

L’Istituto pubblico di assistenza e beneficenza (Ipab) Carenzoni si fonde nell’Azienda feltrina per i servizi alla persona: spetterà alla municipalizzata la gestione dell’accoglienza, previa ratifica o ridefinizione dei regolamenti sia per la sezione del convitto femminile che per casa Coletti recentemente inaugurata. Ma la proprietà delle strutture resterà in capo al Carenzoni.
Una decisione, quella di sciogliere l’Ipab, alla quale arriva il consiglio direttivo dell’ente benefico di via Battisti per continuare ad erogare i servizi alla collettività, mantenendo inalterato il patrimonio immobiliare, senza l’affanno di dover considerare a tempo record (entro febbraio) se rimanere ente autonomo, senza però avere i requisiti fissati dalla Regione.
Per le “vecchie” Ipab , come sono il Carenzoni, il Sanguinazzi e la casa di riposo di Lamon, la Regione ha previsto un piano di riordino che può giostrarsi su due binari: quello privato, cioè il mantenimento dello status quo, o quello pubblico, che prevede invece la fusione con aziende o società comunali compartecipate.
Ma come ha spiegato il presidente della conferenza dei sindaci Usl 2, Paolo Perenzin, ai colleghi riuniti all’ultima assemblea, i requisiti di bilancio posti dalla Regione per il mantenimento dello status privato comportano una potenzialità di almeno 120 posti letto e un ricavo di almeno centomila euro all’anno.
Se non ci sono questi requisiti la Regione può nominare un commissario, in attesa di selezionare un direttore il cui nominativo è attinto dall’albo regionale. E la legge prevede anche che il patrimonio dell’Ipab che non si accorpi con altre per raggiungere i requisiti minimali e con aziende pubbliche o che non si sciolga senza avere i requisiti per rimanere tale, confluisca nel fondo regionale.
«Mi sono già confrontato con il sindaco Perenzin sull’argomento», spiega Renato Beino, presidente dell’istituto Carenzoni Monego. «Se il nostro ente non si riconverte in fondazione, ipotesi che il consiglio direttivo avrebbe già accantonato, perde ogni diritto rimanendo tagliato fuori da qualsiasi possibile e futuro contributo. Diversamente dal Sanguinazzi che potrà forse costituirsi in associazione e continuare l’attività al quale. La fusione del Carenzoni con l’Azienda feltrina per i servizi alla persona, invece, è la scelta più opportuna, ancorché in parte sancita dalla convenzione esistente per la gestione di casa Coletti, struttura per l’emergenza abitativa delle donne. Già fra i vertici del precedente consiglio direttivo e l’allora presidente
della municipalizzata, Zaiotti, erano state poste le premesse per un accordo strategico che consente all’ente di mantenere il proprio patrimonio e all’azienda pubblica di potenziare l’offerta di servizi, occupandosi della gestione dei soggetti accolti nella struttura».