Gazzettino 31 dicembre

«Vi presento i nuovi direttori generali delle Ulss». Luca Zaia si guarda attorno e, non vedendo alcuno, domanda: «Ma dove sono i ragazzi?». Gli undici “ragazzi” chiamati a gestire la sanità veneta – uno per provincia tranne Venezia e Vicenza che ne hanno due, più lo Iov e l’Azienda ospedaliera di Padova – stavano in un’altra stanza in attesa anche di firmare il contratto e, alla spicciolata, un po’ col fiatone causa scalone, si presentano al fianco del governatore assieme agli assessori Luca Coletto e Manuela Lanzarin. È mezzogiorno e un quarto, giornalisti e cameramen gremiscono il piano nobile di Palazzo Balbi, convocazione d’urgenza per dare comunicazione ufficiale dei nuovi vertici delle Ulss dopo settimane di rumors. Ai suoi, il governatore aveva detto “fidatevi”, senza sbilanciarsi sui nomi, tanto che fino alla sera prima circolavano ipotesi destinate ad essere smentite (per dire: Claudio Dario a Padova risultava stabile all’Azienda mentre è passato all’Ulss, Dal Ben veniva ipotizzato a Treviso quando sarebbe rimasto in laguna). Certo una mediazione geo-politica c’è stata, come dimostrano le duplici nomine a Venezia e Veneto orientale (con un raggiante vicepresidente della giunta Gianluca Forcolin, che sta a Musile di Piave) e Vicenza e Bassano (con un altrettanto soddisfatto assessore, la bassanese Elena Donazzan), così come non devono essere mancati i consigli del big manager della sanità veneta, Domenico Mantoan, magari nella scelta della nuova direttrice dello Iov, che arriva da Thiene. Ma, in complesso, se Zaia ha scontentato qualcuno, forse è stato più in casa leghista, visto che per la maggior parte ha riconfermato manager che hanno iniziato ai tempi di Giancarlo Galan. Caso esemplare Adriano Rasi Caldogno, per quindici anni “mente” della programmazione generale in Regione, che Zaia ha voluto a capo della sanità bellunese.
Prima dei nomi, i numeri: il consiglio regionale potrebbe anche non varare la proposta di legge di Zaia di istituire una Azienda Zero e di ridurre le Ulss da 21 a 7, una per provincia. Zaia, però, doveva fare le nomine, perché oggi scadono i direttori nominati a suo tempo. E qui il presidente ha forzato la mano: anziché un direttore per Ulss, ha nominato con contratto quinquennale (3 più 2) solo quelli delle Ulss capoluogo, assegnando poi a ciascuno di loro, in veste di commissari e per la durata di un anno, anche le altre Ulss. Incarico quinquennale anche per le eccezioni del Veneto orientale e di Bassano: e se poi scomparissero? Per contratto, ogni dg, di qualunque Ulss, accetta in qualsiasi momento di essere ricollocato. Tant’è, adesso abbiamo delle Ulss a geometria variabile, perché ci sono dg a capo di un solo ente (il riconfermato Carlo Bramezza all’Ulss 10 Veneto orientale), chi ne ha due (Adriano Rasi Caldogno all’Ulss 1 Belluno più la 2 di Feltre, Giorgio Roberti all’Ulss 3 Bassano più la 4 dell’Alto Vicentino, Giovanni Pavesi all’Ulss 6 Vicenza con la 5 Ovest Vicentino, Antonio Compostella all’Ulss 18 di Rovigo più la 19 Adria), chi tre (Francesco Benazzi all’Ulss 9 Treviso più la 7 Pieve di Soligo e la 8 Montebelluna, Giuseppe Dal Ben all’Ulss 12 Veneziana più la 13 Mirano e la 14 Chioggia, Claudio Dario all’Ulss 16 Padova con la 15 Cittadella e la 17 Monselice, Pietro Girardi all’Ulss 20 di Verona più la 21 Legnago e la 22 Bussolengo). E inoltre Luciano Flor (che arriva da Trento, non aveva fatto domanda e così gli è stato dato il ruolo di comissario per due anni) all’Azienda ospedaliera di Padova, più Patrizia Simionato all’Istituto oncologico Iov. (L’elenco si completa con l’Azienda ospedaliera di Verona, diretta da Francesco Cobello, che non era interessata da questa tornata di nomine).
Occhio: per ora dal punto di vista amministrativo non cambia niente, è vero che ci sono meno direttori, ma le Ulss restano 21. «Ma la mia indicazione è di farne 7», ha detto Zaia. E allora perché ne ha fatte due nel veneziano e nel vicentino? Pressioni politiche o partitiche? «La scelta è dovuta al fatto che il Veneto orientale e Bassano sono delle province nelle province. E poi volevo dare un segnale rispetto a voci infondate secondo cui avremmo chiuso l’ospedale di Bassano. Non è così».
Zaia ha ringraziato gli ex direttori, ha confermato che lo stipendio di 123mila euro lordi annui nonostante i nuovi ruoli resterà invariato e, per ora, senza premi di risultato. La “mission”? «Gliel’ho detto ai direttori: il popolo. Se il popolo sta bene, il Veneto sta bene».