Tribuna 27 maggio 2015

Unire le forze tra scuole materne paritarie per affrontare i costi di gestione. Un lavoro di squadra che porterebbe una boccata d’ossigeno nel tentativo di salvare almeno i posti di lavoro. Auspicando che la torta da 42 milioni dei contributi attesi per il 2014 dalle scuole materne parrocchiali del Veneto sia servita dalla Regione quanto prima. «I soldi stanno per arrivare», promette ancora una volta l’assessore regionale Bendinelli. Ma intanto le scuole aspettano puregli arretrati del 2013. La proposta giunge da Cisl scuola Treviso: «In questa situazione di crisi, per provare ad abbattere almeno i costi in bilancio, le scuole materne paritarie potrebbero fare rete» dice Teresa Merotto, segretario provinciale di Cisl scuola, «questo aiuterebbe ad affrontare insieme i costi fissi, come i servizi amministrativi o la fornitura di materiali. Non si può pensare di far leva solo sulla diminuzione del costo del personale per sanare i bilanci«. Tirate le somme, le 229 scuole materne parrocchiali trevigiane aspettano di ricevere dalla Regione tra gli 8 e i 9 milioni di arretrati. E ad oggi almeno la metà ha dovuto ricorrere alla cassa integrazione in deroga e ridurre l’orario di lavoro per centinaia di maestre tra le 1200 in servizio. Intanto le materne all’ombra dei campanili accolgono in classe un esercito di 17.800 alunni (iscritti dell’anno scolastico 2014/15). Tre volte tanto la scuola dell’infanzia statale che in provincia di Treviso riesce a far posto appena a 6.836 alunni. E pure i tempi di attesa dell’arrivo dei contributi dovuti si allungano: «Sulla carta il finanziamento c’è. Si sapeva che prima di aprile non sarebbe arrivato. Ma siamo ormai a fine maggio e le scuole stanno ancora aspettando», conclude Teresa Merotto. Dopo l’allarme sul ritardo nei contributi, il calo di iscritti e le difficoltà con i pagamenti lanciato dal presidente di Fism Treviso, Stefano Grando, ora dal mondo dell’impresa c’è chi prova a tendere una mano. A fare scuola è Spresiano: «Trovo interessante quanto si sta prospettando in parrocchia con l’apertura al dialogo e al confronto con alcuni imprenditori del territorio» fa sapere il segretario generale Cisl Belluno e Treviso, Franco Lorenzon, «Una valutazione strategica e innovativa su come garantire tale servizio alle comunità che probabilmente dovrà andare nella direzione di una sinergia e di nuove collaborazioni, anche con realtà imprenditoriali». Di «troppe chiacchiere e pochi fatti» parla invece Dino Boffo, candidato di Area popolare per Treviso alle regionali: «E’ un disperante annuncio che prelude ad uno sfrondamento di servizi essenziali limitando il diritto di scelta educativa, e sottraendo un supporto alle famiglie e alle mamme lavoratrici. La cifra poi la dice lunga sulla capacità di solvenza della Regione che ha promesso per l’ennesima volta di sanare il pregresso annoso al massimo, ora, entro il 30 giugno prossimo». Un appello alla solidarietà e all’impegno giunge pure da Giovanni Tonella, candidato del Pd alle regionali: «Chi ha governato finora in Regione da una parte afferma di voler tutelare e sostenere la famiglia e poi nei fatti abbandona chi porta quotidianamente avanti un fondamentale servizio»