Gazzettino, 24 maggio 2015

«Bruna Milanese è stata raggirata. La politica l’ha presa e usata. È però pronta a rispondere di tutte le sue colpe, del resto ha avuto un atteggiamento sempre leale nei confronti della Guardia di Finanza. Si è autodenunciata e ha portato spontaneamente i documenti per spiegare la sua situazione e cosa è successo». Aloma Piazza, assieme al collega Riccardo Santin, difende la presidente della Cooperativa Ca’ della Robinia accusata di malversazione, conferma che nella gestione del contributo da 3,4 milioni di euro, ricevuto dalla Regione per realizzare una fattoria didattica per disabili, qualche lacuna c’è stata. E gioca a carte scoperte: «La mia assistita risponderà dell’uso dei soldi ricevuti e non tutti spesi per lo scopo per cui erano stati assegnati».
La presidente ha ammesso davanti agli investigatori della Finanza, durante un interrogatorio fiume durato per ore, di essere finita in un gioco più grande di lei. Ma ha anche ribadito di essere stata trascinata in un progetto che non era il suo. E questo l’ha portata a prendere una serie di scelte sbagliate. Come quella di acquistare l’ex discoteca Discopalace di Nervesa con l’obiettivo di trasformarla in una fattoria didattica per disabili, per poi però vedersi costretta rinunciare alla sua idea e a dare l’ex discoteca in affitto a una birreria sperando di rientrare delle ingenti spese sostenute nel rimetterla a posto.
«La Milanese non è una complice ma una vittima -continua l’avvocato Piazza- il suo progetto iniziale era molto contenuto, voleva realizzare una fattoria didattica semplice. E non prevedeva di certo l’acquisto di una ex discoteca come il Discopalace. È stato prima illusa e poi convinta. Lei è sempre stata consapevole di non avere grandi doti imprenditoriali, si è quindi affidata a qualcuno che le diceva di fidarsi, di pensare in grande e di lasciar perdere i piccoli progetti. C’è stato chi le ha detto: “Non ti preoccupare pensiamo a tutto noi”. Lei neanche sapeva dell’esistenza del fondo di rotazione o di bandi per ottenere finanziamenti di quelle dimensioni».
Poi però qualcosa si è rotto. Ed è capitato dopo l’acquisto dell’ex discoteca per 2,1 milioni di euro, la fetta più consistente del contributo messo a disposizione da Venezia: «Fatto l’affare sono spariti tutti -accusa l’avvocato- la Milanese si è ritrovata da sola. Ha dovuto far fronte a una situazione pesantissima. I conti non sono più tornati. I soldi del contributo li ha utilizzati per rimediare. Se ci sono profili di reato in tutto questo ne risponderà. Lei è sempre stata in buona fede. Ma è stata la politica a tradirla».
L’avvocato Piazza non fa mai il nome di chi avrebbe illuso la Milanese, ma il riferimento è chiaramente diretto all’ex assessore regionale al sociale Remo Sernagiotto e al suo ex dirigente Mario Modolo. E non a caso la Guardia di Finanza sta portando avanti le indagini per verificare se gli amministratori dell’epoca possano aver commesso un abuso d’ufficio. Sernagiotto però replica: «Dalla Procura non mi è arrivata nessuna comunicazione. Ma se dovesse arrivare sono pronto a rinunciare alla mia immunità di europarlamentare. Rispondo sempre dei miei atti. Se verrò chiamato in tribunale, dirò che alla Milanese ho solo consigliato di prendere una proprietà pubblica: diciannove ettari di terreno in un bosco a Crocetta del Montello attorno a una casa diroccata. Sono andato lì assieme a lei, al sindaco dell’epoca Mazzocato e l’assessore al bilancio Torresan. Le ho suggerito di rimettere a posto quella proprietà pubblica, di stipulare una convenzione con il Comune per 25 anni. Questo ho fatto. Poi non mi sono più interessato della cosa. Non so come sia arrivata al Discopalace».