Giornale di Vicenza 11 ottobre

«Non abbiamo ancora ricevuto richieste ufficiali da parte di Ipab per la rescissione del contratto stipulato per la gestione dei tre reparti del San Camillo. Quindi andiamo avanti».Moreno Lando, presidente di Bramasole va diritto per la sua strada. «Su quanto accaduto, la cooperativa non ha alcuna responsabilità- ribadisce con molta fermezza-. Noi mettiamo il personale nelle condizioni di lavorare, sono gli infermieri che devono fare rapporto nel momento in cui ci sono anomalie che si registrano all’interno del reparto, se questo non avviene ci sono sanzioni che noi possiamo mettere in atto: richiami verbali e scritti fino alla sospensione di alcuni giorni dal lavoro. La lista dei richiami è lunghissima ed è reperibile in qualunque momento ed anche frutto di una condizione complessa che si è venuta a creare con alcune componenti sindacali, restie a qualunque cambiamento, formazione inclusa».Il clima descritto dal presidente non è dei migliori, incontri di raffreddamento davanti al prefetto, stati di agitazione proclamati con molta frequenza, personale assenteista e poi il vero nodo della questione. «Nella mia carriera, ed è lunga- prosegue- non ho mai incontrato lavoratori con professionalità così scarse e mi riferisco agli infermieri e anche agli operatori socio sanitari. Mi rendo conto che la maggior parte di loro è straniera, ma sono in Italia da molti anni e lavoravano al San Camillo prima che arrivasse Bramasole. Con la vincita del bando abbiamo assorbito, come prevede la legge, gli addetti esistenti. Non avevamo altre possibilità. Abbiamo investito sulla formazione, molti di loro non sapevano nemmeno cos’erano gli incident reporting e li abbiamo adottati perchè all’interno di Ipab erano previsti, ma se poi non vengono utilizzati che cosa dobbiamo fare? Sanzionare il personale come è accaduto, ma senza risultati. È vero che lavoriamo con parametri vecchi di vent’anni che la Regione non ha ancora cambiato, ma lì dentro abbiamo investito un sacco di ore nella formazione». Che però non hanno cambiato la realtà senza dimenticare gli ultimi episodi accaduti tra febbraio, luglio e agosto descritti dal presidente di Ipab, Lucio Turra in cui si registrano negligenze gravi: parenti non avvisati della morte del loro congiunto, un anziano caduto dal sollevatore, cateteri mal posizionati, farmaci gettati ancora inutilizzati. «Non so nulla di tutto questo. Mi riferisco a quanto accaduto il 20 luglio scorso e alle medicazioni che non sono state eseguite, abbiamo individuato i responsabili. O c’è molta incompetenza oppure c’è un sabotaggio». Di più Lando non aggiunge se non che resterà a disposizione per tutti gli accertamenti e punta l’accento, come peraltro aveva già fatto il presidente di Ipab Lucio Turra, sul personale. «Se gli infermieri non sanno fare il loro lavoro, l’attenzione va spostata da qualche altra parte e non sulla cooperativa». I prossimi giorni saranno fondamentali per capire come cambierà la gestione al San Camillo; se il Cda sta considerando tutte le strade per rescindere il contratto con meno danni possibili, dall’altra la Regione ha inviato l’altro ieri la lettera con tutti i rilievi messi in evidenza dalle ispezioni dell’Ulss e da quella data sono scattati i quindici giorni previsti per le controdeduzioni e per i programmi da adottare. Il coperchio è stato tolto, ora bisogna aspettare che cosa bolle in pentola.