Gazzettino, 27 maggio 2015

La birreria e non la fattoria sociale, l’assenza dei disabili (che avrebbero dovuto essere assunti) e i finanziamenti chiesti senza motivo. Ma, occorre dire, anche ugualmente erogati. Queste le mancanze che la Regione contesta alla cooperativa di Bruna Milanese. È molto dettagliata la lettera con cui Domenico Mantoan, direttore dell’Area Sanità e Sociale della Regione, spiega ai vertici della cooperativa Cà della Robinia perché viene revocato il contributo assegnato dal fondo di rotazione regionale. Quattro pagine frutto di un controllo accurato anche se arrivato con anni di ritardo.
La Regione osserva che in una parte dell’ex Discopalace c’è un’attività di natura “prettamente commerciale” dove non è impiegato alcun disabile, come invece prevedono le finalità del progetto destinato all’ingresso nel mondo del lavoro di ragazzi svantaggiati. E inoltre precisa che nel contratto di affitto, con cui la Cooperativa cede la gestione dell’ex discoteca a una birreria, non si fa menzione di eventuali assunzioni future: «Emerge che l’unica attività in concreto avviata a distanza di quattro anni dalla firma della convenzione non può considerarsi contemplata e prevista dal progetto».
A Venezia si sono accorti di tutto questo con un pò di ritardo. Altro punto: la fattoria didattica. I tecnici evidenziano che non ce n’è traccia. Non c’è una sola carta che riveli la reale intenzione di realizzarla nonostante sia il perno di tutto e mancano anche le richieste per le varie autorizzazioni. E poi i soldi: nel 2012 la Cooperativa aveva chiesto, e ottenuto, 392.572,40 euro per realizzare opere necessarie allo sviluppo della fattoria. In realtà quei soldi, secondo la ricostruzione della Regione, furono utilizzati solo per la manutenzione degli immobili destinati alla birreria. E quindi la sentenza: «I lavori finanziati sono stati funzionali non all’attuazione del progetto ma al fine del conseguimento del finanziamento». E ancora. Alla Cooperativa sono stati concessi contributi per spese giudicate «non ammissibili» come 2.700 euro per «preliminari di vendita»; 83mila euro per «costituzione società, consulenza societaria, tributaria e amministrativa»; 70mila «per ipoteca» e spese «notarili». In poche parole la Regione, che adesso contesta e le chiama «non ammissibili», ha però dato alla Cooperativa anche i soldi per l’ipoteca sull’immobile acquistato.
Infine la la lapidaria conclusione: revoca del finanziamento a cominciare dall’ultima tranche ancora da versare, 300mila euro, perché non più sufficiente a realizzare la fattoria didattica.