La Tribuna, 20 gennaio 2016

Nella sanità trevigiana c’è una carenza di 400 unità fra medici, infermieri e altro personale. La denuncia arriva da Ivan Bernini, segretario della Funzione pubblica Cgil: «È un problema ormai cronico. I cittadini non hanno alternativa alcuna se non di rivolgersi ai Pronti Soccorso, congestionando i reparti e abbassando la qualità del servizio». Una questione portata alla luce più volte dalle rappresentanze sindacali che hanno sollecitato le direzioni strategiche delle Usl trevigiane a fornire risposte, in una parola nuove assunzioni. «Nella Marca le nostre strutture e i lavoratori trevigiani sono al collasso: è stimabile in 400 addetti il gap di personale che la Sanità della provincia soffre rispetto alle esigenze della nostra collettività. Di questo passo i problemi si vanno via via cronicizzando», sottolinea Bernini. Un problema che si starebbe aggravando vista la mancanza di strutture come gli ospedali di comunità e le medicine di gruppo integrate, capaci di fare da filtro per i codici bianchi che ad oggi si riversano nei Pronto Soccorso della super Usl di Marca. «Tagliando i posti letto ospedalieri e non attivando le strutture intermedie e i servizi extra-ospedalieri necessari a far fronte ai bisogni di salute è chiaro che si congestionano i reparti, in particolare le medicine e i Pronto Soccorso. Ai cittadini, ai quali era stata promessa una nuova Sanità ancora nel 2012, non restano infatti alternative», aggiunge il segretario della Funzione pubblica. Dati alla mano, la Cgil approfitta per tratteggiare una panoramica della situazione attuale: «Sebbene se ne parli come cosa fatta, delle 100 medicine di gruppo integrate aperte 24 ore su 24 non c’è ad oggi alcuna traccia e neppure degli ospedali di comunità. Inoltre, limitando la possibilità di assumere nuovo personale, nonostante da anni ormai le direzioni delle Usl registrino la mancanza di medici, infermieri, operatori e tecnici, e che i lavoratori in organico non ce la fanno proprio più a saltare ferie, riposi, a fare straordinari, la situazione va nettamente peggiorando con gravi ripercussioni a spese dell’utenza». Ad aggravare la situazione sarebbero infine le prestazioni notturne e festive delle radiologie. «Così facendo il Veneto non rispetta la normativa europea in materia di orario di lavoro sulla quale la Regione, cioè i cittadini, dovrà pagare le relative sanzioni». Francesco Benazzi, direttore generale dell’Usl di Marca, annuncia che «non appena la direzione strategica sarà al completo, ci sarà un incontro con i sindacati». In attesa del confronto con le rappresentanze, il dg trevigiano fornisce qualche dato sull’attuale condizione degli organici: «All’Usl 8 stiamo assumendo 40 infermieri. La cosa è fatta e i telegrammi sono partiti», spiega Benazzi, «all’Usl 7 ci mancano 3 infermieri, la Regione ha autorizzato all’assunzione, procederemo». Leggermente più critica la situazione dell’Usl 9 di Treviso: «Essendo un centro hub di riferimento per l’area vasta, qualche sofferenza ce l’abbiamo nelle due Medicine e nella Geriatria che ricevono dal Pronto Soccorso. Ci mancano 15 infermieri», conclude il dg di Marca, «l’area medica è quindi in sofferenza, finché non partono gli ospedali di comunità non abbiamo altre valvole di sfogo. Parlare di 400 figure mancanti è un falso allarme, anche verso l’utenza, fino ad ora la Regione ha autorizzato tutte le assunzioni».