Giornale di Vicenza 22 gennaio

«Ipab deve compiere un passo avanti che superi le rigidità tenute fino a questo momento. Per noi l’ente rappresenta l’ago della bilancia e il suo ruolo è decisivo per chiudere questa incresciosa e triste vicenda, almeno per la parte economica, che riguarda i lavoratori». Palma Sergio, Vittorio Gallo e Rosanna Marostegan, rispettivamente della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil, hanno partecipato con il presidente di Ipab Lucio Turra, Moreno Lando della cooperativa Bramasole e le rappresentanze sindacali di base all’incontro che si è tenuto in prefettura l’altro giorno per cercare di dirimere la questione dei lavoratori in carico alla cooperativa che gestiva i tre reparti del San Camillo di via Formenton fino alla rescissione del contratto, avvenuto in seguito alla pubblicazione del video-choc nel quale si vedeva il piede di un anziano con i vermi che uscivano da una medicazione. L’ente di contrà San Pietro ha internalizzato il servizio con la controllata Ipark, ma non tutto il personale: 64 operatori sono stati riassorbiti nei tre reparti. E per alcuni di loro questa vicenda si sta trasformando in un dramma dal momento che attendono il pagamento delle buste paga di settembre, ottobre e di metà novembre, la tredicesima maturata e, naturalmente, il versamento di tutti gli oneri previdenziali.La Bramasole ha messo sul tavolo altri 50 mila euro, ma non sono sufficienti; ecco perchè i sindacati chiedono che l’Ipab faccia la sua parte per concludere almeno la vicenda che riguarda i lavoratori.La questione è delicata, al punto che ieri si è riunito anche il Consiglio di amministrazione di contrà San Pietro che resta comunque sulle sue posizioni. «Dobbiamo valutare bene la situazione dell’ente – ammette Lucio Turra -, soprattutto per evitare di incorrere in possibili sanzioni della Corte dei Conti che ci porterebbero diritti verso il commissariamento». La questione è sempre la stessa, ci sono molti contenziosi legali aperti con la Bramasole: la richiesta della fideiussione, bloccata da un ricorso sul quale il giudice si dovrà esprimere il prossimo mese. E ancora i decreti ingiuntivi che Ipab ha ricevuto in merito alle ultime rate da versare alla cooperativa (circa 350 mila euro), senza dimenticare al richiesta danni avanzata dall’ente tramite lo studio legale di Alessandro Moscatelli che prevede un risarcimento di oltre tre milioni di euro. «Siamo i primi a sostenere che il personale non deve essere penalizzato da questa vicenda – aggiunge Turra – ma la legge è molto chiara. Come possiamo pagare una cooperativa con la quale abbiano aperto più vertenze legali? Va cercata un’altra strada, che gli avvocati stanno valutando; in pratica l’eventuale versamento dovrebbe avere una specie di garanzia da parte della prefettura. Ma è tutto da vedere e studiare». Spiragli, ma la vicenda rimane intricata per i lavoratori che attendono di essere pagati, e per l’ente che dovrà comunque passare sotto la lente d’ingrandimento della Regione. L’ispezione arriverà entro il mese e le richieste provenienti da Venezia erano molte chiare: pulizia, sanificazione, una migliore gestione dei reparti, riorganizzazioni strutturali. Molto è stato fatto ma non tutto, fermo restando l’Ulss 6 ha dato comunque il via libera ad ingressi mirati. A tutt’oggi gli anziani ricoverati nei tre reparti del San Camillo sono 77 su 114 posti letto. Una sofferenza notevole per l’ente che comunque ha già deliberato di non toccare le rette degli ospiti in tutte le residenze prevedendo anche un’agevolazione per chi ha più familiari ricoverati. «Ci aspettiamo che Ipab muova un passo nei confronti del lavoratori, non sono loro a dover pagare», conclude Palma Sergio.