La prima citazione in giudizio, chiesta dall´Ipab di Vicenza nei confronti dell´ingegner Renato Michieli di Bolzano Vicentino, risale addirittura al giugno del 1996.
Da allora, tra il professionista e l´ente berico è stato un continuo crescendo di ricorsi e appelli sino ad arrivare alla sentenza della Cassazione emessa qualche settimana fa. Quando l´Ipab di Vicenza è stata definitivamente condannata a risarcire il professionista di una somma pari a circa 430 mila euro. Oggetto del contenzioso è la progettazione del restauro e della riqualificazione dell´istituto peranziani “Ottavio Trento”. Secondo l´ente, Michieli era inadempiente rispetto al contratto stilato e per questo chiedeva fosse condannato al pagamento di una penale.
Richiesta alla quale il professionista si oppone chiedendo a sua volta la condanna dell´Ipab al pagamento delle somme che ancora gli spettavano. Il primo round va così a Michieli con il tribunale di Vicenza che riconosce all´ingegnere una somma di 410 mila euro. L´Ipab però non ci sta e va in appello chiedendo di essere risarcita per 546 mila euro sulla base di un inadempimento contrattuale del professionista.
A questo punto la partita si sposta sul tavolo della Corte d´Appello di Venezia. Che rigetta la richiesta dell´ente ritenendo «infondata e inammissibile l´eccezione di nullità del contratto» e aggiungendo che sono «insussistenti le ulteriori inadempienze imputate al professionista».
Il ricorso è dunque accolto «limitatamente all´importo della penale determinata in 38 milioni di lire», visto che il contenzioso si era aperto ancora nell´“era” pre euro.
E così, alla fine, si arriva all´ultimo grado di giudizio. quello della Corte di Cassazione. Con la Suprema corte che respinge le motivazioni presentate dall´Ipab vicentina ritenendo immotivate le decisioni su cui si basa il ricorso predisposto dall´ente. Che viene quindi condannato a risarcire l´ingegnere Michieli per la somma di circa 430 mila euro. Molti anni dopo il primo ricorso.