Giornale di Vicenza 10 gennaio

Non solo non possiamo accettare una richiesta danni di tre milioni di euro, per la quale naturalmente faremo ricorso, ma ci auguriamo che nella sentenza del 26 febbraio il giudice accolga le nostre istanze e non sblocchi la fideiussione». A parlare è il presidente della cooperativa Bramasole di Padova, Moreno Lando, 300 soci, molti dei quali impiegati nelle case di riposo. «C’è un vizio di forma in quanto sostiene Ipab. Il reparto era in condizioni pessime ben prima che noi arrivassimo e lo testimonia il fatto che l’Ulss 6 non ha ancora dato il via libera ai ricoveri dopo tre mesi dalla pubblicazione del video nella quale si vedeva il piede di un paziente con i vermi. La situazione è complessa, ma andava affrontata in maniera diversa da parte del Cda, invece si è voluto dare la colpa a qualcuno». Le dichiarazioni d’intenti del presidente della Bramasole non potevano essere diverse, anche perchè se solo il giudice confermasse lo sblocco della fideiussione probabilmente la cooperativa sarebbe costretta a chiudere i battenti. La vicenda prosegue, anche perché restano da pagare alcune mensilità ai lavoratori che non sono stati riassorbiti all’interno di Ipark nella gestione dei servizi. Da segnalare anche la nota di Palma Sergio della Funzione pubblica di Cgil. «Chiederemo la riconvocazione del tavolo in prefettura dove erano stati presi accordi ben precisi», afferma la sindacalista, che aggiunge: «Con Cisl e Uil stiamo seguendo con molta attenzione l’evolvere della situazione: in ballo c’è il futuro dell’istituto. La preoccupazione è che questa vicenda possa essere strumentalizzata da chi spinge per la privatizzazione dell’ente. Se questo è lo scopo lo contrasteremo con forza. Ipab è un bene pubblico per definizione. Ora c’è una battaglia legale in corso: da una parte l’ente e dall’altra la cooperativa, nel mezzo ci sono i lavoratori, però nessuno pare tenerne conto»