VENEZIA In Veneto mancano circa 870 infermieri per l’assistenza domiciliare. La conseguenza è che le famiglie dei malati più gravi, come i pazienti oncologici o le persone che soffrono di Alzaheimer, sono costrette ad accollarsi una spesa tra gli 8 e i 10 mila euro all’anno, ricorrendo a un infermiere privato. Secondo la normativa in vigore, per l’assistenza domiciliare dovrebbero essere disponibili 20 infermieri ogni 100 mila abitanti, ma attualmente di attivi ce ne sono soltanto 380. È questa una delle criticità della sanità nostrana, segnalata dai responsabili del Collegio infermieri (Ipasvi), in occasione della cerimonia per i «60 anni di storia. Le radici del nostro futuro», svoltasi all’Ospedale civile di Venezia. All’incontro, sono intervenuti il direttore generale dell’Usll 12 Giuseppe Dal Ben, Luigino Schiavon (presidente Ipavsi), Umberto Iazzetta (Tribunale del Malato e Cittadinanzattiva) e Barbara Mangiacavalli (presidente nazionale Ipasvi). «In questi giorni», ha detto il dg «si parla di una manovra sulla sanità che prevede nuovi e pesanti tagli, siamo orgogliosi che l’unica Regione a essersi opposta sia stata il Veneto perché noi sappiamo che per lavorare meglio c’è bisogno di risorse adeguate». I tagli potrebbero rallentare quella che Dal Ben definisce «svolta epocale», ovvero la realizzazione del nuovo Piano socio sanitario. Attualmente ci sono 420 mila infermieri in Italia E 34 mila in Veneto di cui 24 mila impiegati nelle strutture pubbliche e i restanti 10 mila nelle strutture private, inclusi 500 liberi professionisti e altri in pensione con piccole mansioni. Per la prima volta, Ipasvi e Regione stanno facendo un monitoraggio reale e quindi non basato su proiezioni, sugli infermieri presenti sul territorio. Gli infermieri chiedono di essere riconosciuti come Ordine e di venire valorizzati di più nelle strutture: «In Inghilterra gli infermieri gestiscono il codice bianco al pronto Soccorso», sottolinea Schiavon «perché non farlo anche qui? Si sono trovate le risorse pari a 25 milioni all’anno per la medicina generale, ma non è ancora stato individuato un fondo per gli infermieri». Per quanto riguarda gli infermieri che “fuggono” nel Regno Unito, Schiavon ha confermato che secondo i britannici gli italiani sono gli infermieri più bravi: «Sono 1200 quelli partiti dall’Italia», ha concluso «dei quali un centinaio sono veneti. Tanto che per tutelare i giovani, l’Ipasvi di Venezia ha sottoscritto un accordo con tre ospedali di Manchester».