Sono 2.911 i profughi ospitati in Veneto secondo i dati forniti ieri mattina dal funzionario del Viminale. Di questi sono 527 quelli assistiti nelle 23 strutture del veronese dislocate in 12 comuni. Numeri quelli snocciolati da Gabriele De Giorgi che sono ben lontani da quelli inizialmente pattuiti con l’accordo firmato l’11 luglio del 2014 tra Zaia e i colleghi governatori delle altre regioni italiane. Attualmente in Italia vi sono circa 73 mila profughi in attesa del riconoscimento di asilo politico o umanitario e il Veneto ne ospita “solo” 2911, pari al 4% del totale mentre in realtà la nostra regione si dovrebbe far carico del 7,28% di cittadini stranieri. Il blocco voluto dal governatore uscente, che anche in questi giorni ha ribadito la propria contrarietà ad ospitare altri immigrati nonostante le richieste di far arrivare altri 80 stranieri per ogni provincia, è stato oggetto di non poche frecciate da parte della dirigente nazionale del Pd Michela Campana. «Zaia dimentica gli accordi intrapresi», ha attaccato, «ma il Governo va avanti e il Veneto dovrà essere al pari delle altre regioni». Il 96% dei profughi giunti in suolo italiano provengono dalla Libia come punto di imbarco dopo aver soggiornato per lunghi periodi in veri e propri campi lagher privi di ogni dignità nei paesi nordafricani. E su ciò Campana ha lanciato anche l’allarme per malattie psichiatriche cui sono affetti i disperati che arrivano in Italia stremati da mesi di viaggio e dopo aver subito angherie di ogni genere. I paesi di provenienza sono i più disparati anche se il 25% afferma di provenire dalla Siria, il 23% dall’Eritrea e l’11 % da Niger, Ciad e Mali. Discordanti poi i dati sulle domande di asilo politico accolte dai tribunali italiani. Si va dal 100% di ammissioni da parte dei giudici siciliani, allo zero di quelli di Taranto e al 35% circa nel Veneto. Disparità queste che secondo il Ministero dell’Interno, dovranno essere colmate con linee guida uguali per tutti i magistrati. Il caso Nogara e Sorgà contribuirà sicuramente ad invogliare altri comuni bisognosi di manodopera gratuita a richiedere di ospitare stranieri per lavori socialmente utili.