VENEZIA Congelate le spese per l’assistenza domiciliare e le cooperative sociali che lavorano con l’amministrazione con la conseguenza che molti servizi rischiano di essere tagliati e i 230 lavoratori dell’assistenza domiciliare potrebbero arrivare a fine maggio senza stipendio. È uno degli effetti domino dell’approvazione del rendiconto economico del 2014 dal parte del Comune, con un disavanzo certificato di oltre 70 milioni di euro. Ne deriva che – come stabilito dalla legge – il Comune potrà pagare solo le spese obbligatorie, fino all’approvazione del bilancio. Per questo dal Comune nelle scorse ore è partita una lettera inviata alle cooperative sociali e alla Fondazione Venezia Servizi alla persone – la fondazione che si occupa dell’assistenza domiciliare – per spiegare che per il mese di maggio, e comunque fino all’approvazione del bilancio, il Comune non potrà garantire il pagamento dei servizi erogati. «L’assistenza domiciliare, così come altri servizi realizzati dalle cooperative», conferma il direttore generale di Ca’ Farsetti, Marco Agostini, «non rientrano tra le spese ritenute obbligatorie a differenza, ad esempio, del sostegno o supporto ai minori non obbligatori». Non si tratta però solo di una fase di passaggio, dal momento che, come spiega lo stesso Agostini, per far quadrare i conti del bilancio «anche l’assistenza domiciliare potrebbe essere tagliata o ridimensionata perché non tutto potrà essere come prima». L’assistenza tutelare domiciliare incide nel bilancio del Comune per circa 7 milioni di euro. Sono parole che fanno tremare i polsi a Gianangelo Favaretto, presidente della Fondazione Venezia, costituita circa un anno fa della due case di riposo – l’Antica Scuola dei Battuti di Mestre e l’Ire del centro storico – su sollecitazione della precedente amministrazione. La Fondazione, attraverso i buoni servizio, gestisce l’assistenza domiciliare di oltre mille persone, dando lavoro a 230 operatori socio-sanitari, in gran parte donne. «Senza i soldi dell’amministrazione la Fondazione entra in grande difficoltà», spiega Favaretto che del problema discuterà oggi in consiglio di gestione, «e la prima ripercussione è che a fine maggio non riusciremo a pagare gli stipendi ai nostri dipendenti almeno che nel frattempo non si riesca ad avere un fido bancario». Fino ad oggi la Fondazione veniva pagata con un acconto, cui seguiva poi il saldo a fronte del rendiconto del valore delle prestazioni erogate. Senza i soldi del Comune la Fondazione potrà tirare avanti qualche mese, ed è chiaro che se i livelli di assistenza, in sede di bilancio, dovessero davvero essere rivisti, dovrà essere ridimensionata la stessa Fondazione. E pensare che opera da meno di un anno, e che a suggerire questa strada per garantire l’assistenza era stata proprio l’amministrazione. Il problema però non riguarda solo la Fondazione, ma anche tutte le cooperative che prestano servizi all’amministrazione, impegnate soprattutto sui temi del sociale e dell’ambiente. «Il risultato è la sospensione o la drastica riduzione immediata dei servizi garantiti da questi soggetti, e segnali precisi in questo senso li stiamo già raccogliendo», spiegano i lavoratori Cobas di Ca’ Farsetti, che si preparano a «giornate di forte mobilitazione» per un problema che riguarda «sia i servizi erogati, sia numerosi posti di lavoro che si trovano così a rischio nelle realtà del privato sociale».