Il Mattino di Padova, 20 febbraio 2020

Quando le “batterie” si scaricano, il nostro corpo va in tilt. Le cellule nervose non riescono più a svolgere il loro lavoro, muoiono più facilmente e si rischia di andare incontro alla neurodegenerazione tipica della malattia di Alzheimer. Le “batterie” sono i mitocondri, centrale energetica delle cellule, e la loro compromissione può essere tra le concause dell’Alzheimer.
Questa l’ultima scoperta di un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova, recentemente pubblicata sulla prestigiosa rivista “Cell Report”. Lo studio è stato condotto da Alice Rossi, Giulia Rigotto, Giulia Valente, Valentina Giorgio, Emy Basso, Riccardo Filadi e dalla professoressa Paola Pizzo, del dipartimento di Scienze Biomediche del Bo e dell’Istituto di Neuroscienze del Cnr.
«La malattia di Alzheimer» spiega Pizzo «è la forma più diffusa di demenza. Influenza la memoria, il pensiero, il comportamento e la capacità di svolgere le attività quotidiane. Ad oggi, però, non esiste una terapia in grado di curarne o bloccarne la progressione. Sappiamo però che la corretta funzionalità dei mitocondri è necessaria per rifornire la cellula della giusta energia. Una carenza importante o prolungata nel tempo può avere un esito nefasto per la cellula».
Il gruppo padovano aveva in studi precedenti segnalato come, in specifiche forme ereditarie della malattia, i segnali molecolari basati sullo ione calcio fossero alterati a livello di alcuni organelli subcellulari, tra cui i mitocondri.
«In questo nuovo lavoro» spiega Riccardo Filadi «abbiamo definito il meccanismo tramite il quale una proteina, coinvolta nelle forme precoci ed ereditarie di Alzheimer, altera la funzionalità del mitocondrio. La sua azione è duplice: da una parte diminuisce il flusso di calcio all’interno dei mitocondri, deprimendo l’attività di alcuni enzimi deputati alla produzione di energia; dall’altra riduce l’entrata al mitocondrio del piruvato, molecola importante per il metabolismo mitocondriale. Con un paragone automobilistico, è come se il motore delle nostre cellule, ossia i mitocondri, rimanessero a corto di carburante, compromettendo la capacità delle cellule nervose di far fronte a situazioni di stress che richiedono molta energia».
Per trovare un farmaco capace di sconfiggere definitivamente l’alzheimer c’è ancora molta strada da fare, ma queste scoperte potrebbero stimolare la comunità scientifica a focalizzare la ricerca su aspetti finora poco studiati.