Hanno creato dal nulla una “corsia preferenziale” per progetti di nuove strutture per servizi sociali che evitassero con un solo balzo tutta la normale trafila da fare per essere inserite nei piani della Regione, e ottenessero finanziamenti da Venezia. Per quei progetti hanno costruito una filiera di controllori precisa: in pratica, ruotava tutta intorno a un unico dirigente della Regione. E non c´è solo questo. Primo: in almeno in un caso, quello eclatante di una fattoria sociale diventata soltanto birreria, hanno perfino ignorato un parere contrario, e obbligatorio, di un altro dirigente regionale. Secondo: adesso, poco prima che scoppiasse il caso, hanno fatto dirottare in Consiglio regionale altri 12 milioni della Regione sempre sulla “corsia preferenziale” delle nuove strutture.
L´INDAGINE. Ci vorrà tempo, ma è difficile pensare che le Procure di Venezia e di Treviso non avranno qualcosa da dire sul caso scoppiato in casa trevigiana: milioni di euro concessi più di tre anni fa per strutture di valenza sociale che, di fatto, sono al palo. E proprio a palazzo Balbi peraltro – finito subito sotto il fuoco delle opposizioni, tanto che mercoledì si terrà un Consiglio regionale straordinario – ha bloccato alcuni finanziamenti residui e ha inviato alla magistratura tutte le carte già raccolte da una commissione interna di verifica, nominata dal direttore generale sanità-sociale Domenico Mantoan.
LA STRANA PROCEDURA. La vicenda di questo fondo da 50 milioni a tasso zero per costruzione-ristrutturazione di immobili destinati a servizi sociali, creato con la Finanziaria 2011 del Veneto, è tutta particolare. L´idea di fondo, portata in Consiglio regionale dall´allora assessore Remo Sernagiotto (FI), oggi eurodeputato, era mettere a disposizione di chi lavora nel sociale un “prestito” per poter intervenire su mura, stanze, mobili delle loro strutture. La prima svolta da notare però avviene a settembre 2011, in commissione “Sanità”, guidata da Leonardo Padrin. La Giunta proponeva di concentrare le risorse sulle strutture già esistenti ma da adeguare. No: la commissione indica di dividere i 50 milioni in due, e destinarne 25 a “progetti di gestione innovativa” per disabili e per persone non del tutto autosufficienti. La scheda di valutazione indica ben 16 diverse voci in base a cui si può ottenere punti per la pagella. È il dirigente dei servizi sociali – Mario Modolo (fedelissimo di Sernagiotto) poi passato all´Ulss di Feltre – a guidare la commissione esaminatrice, a firmare le convenzioni, a erogare le tranche dei finanziamenti concessi. E incredibilmente la delibera sancisce che basta quel decreto per essere automaticamente inseriti anche nei “piani sociosanitari” del Veneto, saltando tutte le altre procedure tradizionali. Eccola tracciata, la “corsia preferenziale”. E nella seduta-fiume di fine 2011, quella che tradizionalmente approva cataste di delibere, Sernagiotto fa passare la graduatoria dei progetti finanziati: quelli alla voce “progetti innovativi” sono 14.
I TRE CASI DELLO SCANDALO: IGNORATO ANCHE UN “NO”. Da notare una cosa: la “commissione Modolo” ha valutato ben 260 richieste, per ben 550 milioni di euro. Alla fine ne sono stati scelti in tutto 23, di cui nove per sistemare strutture già esistenti: pochi fortunati. Attenzione: le verifiche sono ancora tutte in corso, ma dai primi report presentati alla Giunta pare che per molti casi la situazione sia buona. Ci sono però appunto tre casi eclatanti che hanno scatenato la bagarre. E almeno uno fa gridare allo scandalo: “Ca´ della Robinia” a Nervesa della Battaglia, dove una neo-creata cooperativa ha progettato di acquisire un´ex discoteca, con un annesso, per realizzare una fattoria sociale per disabili. Il progetto vale 3,4 milioni, tutti chiesti alla Regione e tutti ottenuti (liquidati finora 2,9 milioni), con un alto punteggio di valutazione. Ora salta fuori che l´unica cosa fatta è stata acquisire gli immobili e poi dare in affitto l´annesso per creare… una birreria. Ma c´è di più: in base alla delibera era necessario anche il parere del dirigente “Edilizia ospedaliera” Antonio Canini: quel parere positivo non c´è mai stato. E pare proprio che Modolo non solo sia andato avanti, ma abbia concesso comunque più finanziamento del dovuto. E ci sono altri due casi eclatanti: ben 5,1 milioni (liquidati finora 2,5) assegnati alla cooperativa “Athena” per acquistare a Laggio di Vigo di Cadore un´ex colonia alpina e trasformarla in residenza per famiglie di disabili. Tutto fermo. E poi 4,2 milioni concessi per un capannone alla cooperativa Ipas di Monselice (Pd) per alloggio e lavoro di ex detenuti: tutto costruito, ma niente ex detenuti.
LE COINCIDENZE. Si passa poi alle voci che dovranno essere vagliate dalla magistratura, ma che le cronache già riportano. E cioè che il proprietario dell´ex discoteca trevigiana, Giancarlo Baldissin, ha contribuito a fondare la cooperativa a cui ha venduto l´immobile e ha avuto rapporti di affari con Sernagiotto. Sempre vicina a Sernagiotto ci sarebbe una dei progettisti dell´intervento in Carode, l´arch. Silvia Moro, ex assessore provinciale forzista a Treviso. Infine sia l´intervento di Vigo di Cadore che quello di Monselice sono presentati dalla stessa persona, Moreno Lando (che quindi si è preso in tutto 9,3 milioni) che è anche tra i soci minori di un´azienda commerciale di Leonardo Padrin. Tutte solo coincidenze, almeno per ora.