Gazzettino 28 dicembre 2015

Per i veneziani è da sempre l’Ospedaletto: la casa di riposo per antonomasia della città, quella dove ai tempi di massima occupazione venivano ospitati oltre 600 anziani. Una storia plurisecolare di assistenza per questo luogo, destinato fin dal ’500 ad accogliere i “derelitti”, che sta per chiudersi. Con l’inizio del nuovo anno gli ultimi 80 anziani rimasti nella casa di riposo dell’Ire a San Giovanni e Paolo traslocheranno nella nuova residenza che l’istituto ha realizzato a San Giobbe. Proprio l’altro giorno la Giunta regionale ha completato la procedura di accreditamento del centro di Cannaregio. L’ultimo passaggio, ormai a tre mesi dall’inaugurazione, che ne consentirà l’atteso utilizzo. Tempi che hanno fatto lievitare i costi, se non altro per il mantenimento di più strutture.
Per l’Ire si completa così un progetto decennale che puntava a superare la logica della mega-casa di riposo per realizzare più centri di servizio diffusi sul territorio. Per l’Ospedaletto – con i suoi due ettari di estensione, i 76mila metri cubi di edifici, la zona verde, quella monumentale… – si apre un nuovo capitolo carico di incognite. L’idea dell’Ire, annunciata fin dal 2009 e messa nero su bianco, due anni dopo, in un progetto di “piano di recupero”, è quella di trasformare l’area in un quartiere della città, dove ricavare case da affittare al ceto medio. Per i veneziani troppo ricchi per accedere alle case popolari, ma troppo poveri per affrontare i prezzi di mercato del centro storico. «Sarebbe un nuovo rione di Venezia – spiega la presidente dell’Ire, Gabriella Valmarana – un pezzo di città che si aprirebbe». Ma i 50 milioni, forse più, necessari alla riconversione non ci sono, vanno trovati: impresa quando mai ardua di questi tempi. Mentre il Comune non ha ancora approvato il piano di recupero, dopo averlo adottato ormai due anni fa.
Insomma, il rischio dell’abbandono è palpabile. Basta una passeggiata tra questi spazi dimenticati. Il corpo centrale, vuoto dal 2008, è enorme. E i segni del tempo inevitabilmente si fanno sentire. A giorni si svuoteranno anche i tre piani della palazzina minore, nonché la vicina sede del centro Alzheimer, pure questo destinato a traslocare a San Giobbe. Per i prossimi due anni questi ultimi spazi saranno, almeno in parte, occupati dai 20 ospiti delle due comunità psichiatriche che devono lasciare il centro Nicopeja degli Alberoni. «Ci hanno chiesto un aiuto – spiega la presidente Valmarana – e noi lo abbiamo dato volentieri, anche per salvaguardare i posti di lavoro». «Ma si tratta di una soluzione transitoria, in attesa che l’Ulss riorganizzi questi servizi con un bando – precisa il direttore, Gianangelo Favaretto – Per noi è comunque un modo per non abbandonare completamente il San Giovanni e Paolo, dove lasceremo anche una portineria e degli uffici, a salvaguardia del complesso…». La speranza è che, nel frattempo, si sblocchi il piano di recupero. Ma rimangono tutte le incognite sul futuro di un’area tanto vasta. E il rischio che il «rione per i veneziani» resti solo un sogno nel cassetto.