Una virgola può molto. Anche cambiare il senso di una legge e far scoppiare uno scandalo. Come quello che sta coinvolgendo la giunta Zaia. Il caso della fattoria sociale diventata birreria, grazie a fondi regionali, è il più eclatante dei tre che sono stati oggetto ieri dell´ultimissima seduta: un consiglio straordinario sui finanziamenti alle cooperative sociale. «Straordinario in tutti i sensi, vista la partecipazione del governatore, l´ottava dall´inizio legislatura», sottolinea il centrosinistra. Ed è proprio Zaia che ammette che questo caso “inquietante” lascia sorpresi. Come lo è stato lui nell´apprendere che «nell´ottobre del 2013 la Guardia di finanza aveva inviato una richiesta di atti su questi finanziamenti, ma di cui i livelli politici non erano stati informati. Ora – ha assicurato – ogni carta che troveremo sarà inviata ai giudici». Dal Consiglio però nessuna posizione ufficiale: il consigliere tosiano Diego Bottacin, che ha sollevato il caso, aveva pronta una risoluzione che non è stata votata per mancanza di numeri. E si è chiuso così l´ultimo consiglio della legislatura.
IL CASO. In ballo ci sono 50 milioni di euro di fondi pubblici, da restituire a tasso zero in 25 anni, per “avviare attività economiche con ricadute sociali”. Attività di cui in alcuni casi non c´è traccia. C´è però la birreria di Nervesa della Battaglia. Poi c´è il grande magazzino per la movimentazione delle merci a Monselice per dare lavoro ad ex detenuti, rimasti solo sulla carta, o la struttura a Laggio di Cadore per la quale i soldi sono stati erogati ma i lavori mai fatti. Casi che chiamano in causa direttamente l´ex assessore Remo Sernagiotto (FI), oggi eurodeputato, che ideò il bando, e il suo ex dirigente Mario Modolo, che gestì atti e graduatoria. Intrecci collegherebbero, attraverso un giro di scatole societarie – anche se lui in una nota sostiene il contrario – il consigliere tosiano, ex FI, presidente della commissione sanità, Leonardo Padrin. Nei giorni scorsi la Procura della corte dei conti veneta ha aperto un fascicolo e stanno indagando le Procure di Venezia e Treviso. Di più. Zaia ha detto che si sta valutando l´avvio di un´azione legale contro Modolo. Sono già state avviate le verifiche ispettive interne alla Regione e sono stati revocati gli ultimi contributi a Cà della Robinia. Stop anche ai 12 milioni che dovevano aggiungersi al fondo da 50 milioni.
Il DIBATTITO. Se da una parte, e ieri Zaia l´ha confermato, tutte le carte vanno ai magistrati, dall´altra resta aperta la questione della responsabilità politica. «Responsabilità che toccano giunta, Consiglio e commissioni – dice Zaia -: raramente mi è capitato di vedere una co-partecipazione così intensa fra un assessorato e commissione». L´intervento di Zaia è stato più volte interrotto e contestato quando ha ricordato che «anche questa seduta finirà tra gli atti che andranno all´autorità giudiziaria». E lui ribatte: «Zaia non poteva non sapere? Ricordo che ci sono 2700 dipendenti solo in Regione. E su questo bando c´era pure una commissione tecnica a vigilare. Insomma, non posso leggermi tutti gli atti».
LA VIRGOLA. A dire il vero non hanno fatto molto bene neppure i consiglieri della commissione che non si sono accorti della virgola che ha cambiato il senso della norma che istituisce il fondo di rotazione “destinato alla costruzione, ristrutturazione, acquisto arredi… destinati a servizi sociali”. La delibera scritta a luglio 2013 dalla giunta, cioè da Sernagiotto e dal suo dirigente, che approda in commissione, ha la virgola in più: «Fondo destinato alla costruzione, ristrutturazione, acquisto, arredi», dando così la possibilità di comprare immobili esistenti. Così si sono stravolti i criteri di assegnazione e si è aperta la strada dei fondi a Cà della Robinia, divenuta birreria. La commissione prima rinvia l´esame, poi a settembre non ci si accorge di nulla. Nel voto finale si astengono (vale come voto contrario) Pd, Bottacin, Idv. Contrario Pettenò (Sinistra).
I COMMENTI. Caustico Stefano Fracasso (Pd): «L´intervento di Zaia è stato politicamente irresponsabile: si limita a fare il notaio e inviare il tutto alla magistratura. Non solo non c´è stato il minimo mea culpa, ma non ha nemmeno preso le distanze dall´ex assessore Sernagiotto. Loro hanno demolito il sociale in questi anni di governo». Il consigliere appena uscito da Fi ma non più candidato per Tosi, Moreno Teso, ha chiesto scusa «perché ho votato e ho fatto votare chi ora gode dell´immunità di eurodeputato, ma dovrebbe dimettersi. Sono rimasto sconcertato da Zaia e dal suo tentativo di intimidazione. Questa è una truffa messa in piedi per dividersi i soldi cogli amici. Qui vince il partito degli affari». Federico Caner (Lega): «L´ho votata perché mi sembra uno strumento corretto». Chiude l´assessore al sociale Davide Bendinelli: «C´è chi ha spinto per ottenere benefici mediatici per mandare in scena il consiglio. Non mi sento di demonizzare un provvedimento che ha un senso e ha distribuito in tanti altri casi fondi che sono utili».