NERVESA DELLA BATTAGLIA La giunta Zaia passa al contrattacco sul pasticcio della birreria di Nervesa aperta all’ex Disco Palace con i fondi – 3,4 milioni erogati dalla Regione – destinati invece a una fattoria didattica che avrebbe dovuto impiegare disabili, in base al progetto della coop Ca’ della Robinia. Sul caso c’è un fascicolo in Procura a Treviso, un doppio esposto della Regione a titolo di «autotutela». Poi la bufera politica – il 6 consiglio regionale straordinario – e un blitz di «Striscia la Notizia» sulla vicenda. Nell’occhio del ciclone c’è l’ex direttore dei servizi Sociali della Regione, Mario Modolo, 41 anni, di Conegliano, attuale direttore dei servizi sociali all’Usl 2-Feltre, pupillo dell’ex assessore al Welfare, il forzista Remo Sernagiotto. Zaia ha chiesto all’avvocatura Civica regionale di valutare l’operato di Modolo -in Regione fino al 15 ottobre 2014 – per ravvisare se ci siano gli estremi di un’azione legale. Nel mirino la gestione della vicenda dei fondi erogati alla coop Ca’ della robinia: atti e controlli su iter e realizzazione del progetto. Provvedimento che non è senza imbarazzi per governatore e giunta. Zaia – irritatissimo per il caso: logico, la delibera al centro dello scandalo porta la sua firma – non vuole far sconti e ribadisce la «massima trasparenza». Ma così come Modolo è stato braccio destro di Sernagiotto, e perno del sistema che ruotava attorno all’attuale europarlamentare di Fi – è anche vero che lo stesso Zaia, su proposta del direttore generale dell’Usl 2, ha nominato Modolo pochi mesi fa alla carica di direttore dei servizi sociali del Feltrino. Né la giunta Zaia si ferma qui. Ha consegnato alla Procura presso la Corte dei Conti la relazione della commissione ad hoc istituita dal superdirigente Sanità e Welfare, Domenico Mantoan, sul caso Nervesa e sui 50 milioni erogati nel 2011 con il Fondo di rotazione per costruire e ristrutturare immobili destinati a servizi sociali e socio-sanitari. Domanda secca della giunta alla Procura contabile: «Ci sono anche responsabilità contabili?» . E allegata ci sarà l’intera documentazione sull’assegnazione dei fondi, non solo la vicenda Ca’ della Robinia, la coop presieduta da Bruna Milanese. Anche «quei casi», che «alla luce di verifiche in corso», dovessero presentare «profili di responsabilità amministrativa». Due in particolare. Uno nel Bellunese, a Laggio: l’ex preventorio Malfatti, già casa vacanze, dovrebbe diventare centro riabilitativo per disabili. Lavori in partenza, a carico della coop Athena di Mestre (che ha il 70% dell’immobile) e dell’associazione Famiglie Rurali di Vittorio Veneto (che ha il 30%). La Regione ha stanziato 5,1 milioni. E chi è uno dei progettisti? L’architetto castellano Silvia Moro, forzista, assessore provinciale alla cultura e al turismo a Treviso da 2 anni, voluta fortemente da Sernagiotto, leader di Forza Italia. Moro, ora, è in lista per Forza Italia alle regionali. Altro caso. Il presidente della coop Athena, Moreno Lando, è presidente della coop Ipas che a Monselice doveva aprire, con i soldi del fondo di rotazione (4,2 milioni), un centro per impiegare detenuti. Ma la struttura non è ancora decollata. Ed è il secondo caso al vaglio della Regione. Politicamente, infine, la giunta Zaia fa quadrato. «L’istituzione e le linee generali del Fondo, così come i criteri per i contributi, partono da una proposta della giunta frutto di un’ampia condivisione politica, in consiglio e in commissione, che pure ha rivisto i criteri, salavo ribadire il ruolo della struttura regionale di monitoraggio e controllo». Insomma, piena copertura a Sernagiotto e al patto Lega-Pdl. Le responsabilità? Nel caso, sono amministrative. Di qui i provvedimenti e gli esposti. La bufera politica non si placa. Il consigliere regionale Piero Ruzante (Pd) annuncia due interrogazioni sui casi delle coop Itas e Athena: «Zaia deve spiegare in aula questa brutta figura della Regione, dire cos’ha scoperto la commissione interna e chiarire come sia possibile assegnare ben 9,3 milioni a due coop facenti capo allo stesso soggetto», attacca. «Zaia sa muoversi solo a cose avvenute». Durissimo anche Antonino Pipitone (Idv): «Chi ha controllato i progetti e l’uso dei fondi assegnati non lo ha evidentemente fatto. Come può una stessa persona, con due coop diverse, ad aver ricevuto 9,3 milioni? Qualcosa non funziona nei meccanismi regionali. E dov’era Zaia mentre questa faccenda nasceva e prosperava? Comodo far vedere tutto questo efficientismo ora, la Regione sta facendo una figuraccia a livello nazionale. Le sue responsabilità non se le prende? O gli basta fare segnalazioni, depositare esposti, varare indagini interne oggi quando i buoi sono ben lontani dalla stalla?».