Una virgola. È grazie a un minuscolo segno di punteggiatura aggiunto – non si sa da chi, non si sa (forse) perché, fatto sta che nessuno finora se n’era accorto – a una legge della Regione Veneto che è stato possibile erogare oltre 23 milioni di soldi pubblici per progetti finiti ora all’esame della magistratura.
C’è il caso di Ca’ della Robinia, una discoteca dismessa che doveva diventare una fattoria sociale per handicappati e invece è diventata una birreria con polletti allo spiedo: la Regione ha scucito un prestito di 3,4 milioni a tasso zero e rischia di non riavere un centesimo, se non la beffa di aggiungere al proprio invenduto patrimonio immobiliare lo scheletro dell’ex Disco Palace di Nervesa della Battaglia. Ci sono i 5 milioni erogati a un’altra cooperativa per comprare un’ex casa alpina a Laggio di Cadore dove finora non è stato piantato neanche un chiodo. Per non dire dei 4,2 milioni che la Regione ha dato alla cooperativa Ipas di Monselice per acquistare un capannone dove far lavorare disabili o ex detenuti che nessuno ha ancora visto. Soldi, ma anche intrecci che coinvolgono l’ex assessore al Sociale Remo Sernagiotto che ideò il bando di rotazione, il suo ex dirigente Mario Modolo che gestì la graduatoria, l’attuale presidente della quinta commissione Leonardo Padrin che fece modificare con la maggioranza i criteri di assegnazione. Per dire: chi era il venditore della discoteca di Nervesa della Battaglia comprata per 2,2 milioni dalla cooperativa che ha avuto il prestito regionale? Giancarlo Baldissin, socio in affari di Sernagiotto e Modolo nonché fondatore della stessa coop Ca’ della Robinia. E chi è a capo della cooperativa Athena che ha avuto i soldi regionali per comprare la casa di Laggio? Moreno Lando, socio in affari di Padrin. Idem per l’operazione di Monselice.
Per fare chiarezza su come sono stati gestiti i 50 milioni del fondo di rotazione oggi si terrà un consiglio regionale richiesto dalle opposizioni. Il paradosso è che nessuno si sarebbe accorto di nulla se a Nervesa la cooperativa non avesse affittato il ramo di azienda della birreria. Ma va anche detto che un po’ di soldi non sarebbero mai usciti dalle casse della Regione se una “manina” non avesse corretto la legge regionale. E se i consiglieri della commissione non avessero poi stravolto l’originaria delibera.
La cronistoria. Nella Finanziaria 2011 viene previsto un Fondo di rotazione di 50 milioni per comprare o ristrutturare immobili da destinare al sociale. In consiglio regionale la norma entusiasma tutti, maggioranza e opposizione, tanto che viene chiesto di aggiungere la possibilità di dare prestiti anche per comprare gli arredi, ad esempio i letti nelle future case di riposo. E viene chiesto di non lasciare alla giunta la definizione dei criteri per i fondi, ma di sentire la commissione consiliare. Le modifiche vengono accolte. L’unico a votare contro è Piero Pettenò della Sinistra: «Se abbiamo 50 milioni di euro, diamoli alle strutture già esistenti o alle famiglie che hanno bisogno di assistere i propri disabili». Merita rileggere la replica dell’assessore Sernagiotto dal verbale della seduta del consiglio del 9 febbraio 2011: «Sull’articolo 8 c’è molto della visione imprenditoriale, quella che produce ricchezza per poi distribuirla».
Tant’è, la legge 7/2011 viene approvata e pubblicata sul Bur in questa versione: “È istituito un fondo regionale di rotazione (…) destinato alla costruzione, ristrutturazione, acquisto arredi (…) del patrimonio immobiliare pubblico e privato destinato a servizi sociali e socio-sanitari”. Quattro mesi dopo Sernagiotto porta in giunta la delibera con i criteri per i fondi. È lì che compare la virgola in più. L’articolo 8 viene infatti così riportato (e da quel momento sarà sempre così): “fondo (…) destinato alla costruzione, ristrutturazione, acquisto, arredi (…) del patrimonio immobiliare (…)”. In pratica, viene previsto l’acquisto non solo di letti, ma anche di immobili, quindi ex discoteche o alberghi. I criteri fissati dalla giunta vengono poi stravolti a maggioranza dalla quinta commissione: ai progetti innovativi (quelli in cui rientrerà Ca’ della Robinia) vengono destinati 25 milioni dei 50 totali e i punteggi vengono totalmente cambiati. Resta identica la parte che attribuisce amplissimi poteri al dirigente: i suoi decreti costituiranno “titolo di conformità alla programmazione socio-sanitaria regionale e attuativa locale”. Della serie: “super Modolo” era tale perché consiglio, giunta e commissione gliel’hanno consentito. Nell’autunno 2011 viene fatto il bando, la commissione presieduta da Modolo esamina 247 domande in 19 ore (una media di 5 minuti a domanda), viene fatta la graduatoria e finanziati 23 progetti. Di questi, 13 sono “innovativi”: 10 regolari, 3 – Nervesa, Laggio, Monselice – ora sospetti e sotto esame.
Scoppiato il caso, a Palazzo Balbi decidono di affidare al direttore dell’area Sanità e Sociale Domenico Mantoan le verifiche della vicenda. Viene coinvolta l’Avvocatura per valutare se Modolo, dimessosi lo scorso ottobre, va denunciato. Il governatore Luca Zaia manda le carte a Procura e Corte dei conti. Mantoan, intanto, revoca il contributo a Ca’ della Robinia. E, giusto lunedì scorso, sospende il decreto di Modolo del luglio scorso che assegnava gli ulteriori 12 milioni stanziati con la Finanziaria 2014 ad altri 6 progetti della graduatoria che nel 2012 era stata prorogata fino al 2015. Di questi 6 progetti, 2 però hanno già avuto i fondi, tra cui i 600mila euro ad Alternativa Ambiente di Antonio Zamberlan, che è tra l’altro capolista della lista di Alessandra Moretti a Treviso. Ma erano previsti anche 4,7 milioni a una cooperativa di Montegrotto Terme. Per fare che? Comprare nientemeno che un albergo.