VENEZIA Solo 4 dei 23 progetti finanziati dal fondo di rotazione 2011 con 50 milioni dalla giunta Zaia, su legge proposta dall’assessessore al welfare Remo Sernagiotto, sono in realtà partiti concretamente. Gli altri 19? Da definire: sono ancora nell’hangar, e attendono di decollare. Altri, ancora, devono prendere forma o sono congelati. Certo, all’ex Disco Palace: invece della fattoria per l’impiego di disabili, è spuntata solo una birreria in affitto. E’ uno dei verdetti della commissione di tecnici cui il superdiriegnte di Sanità e Welfare, Domenico Mantoan, avocando a sè il caso il 27 aprile scorso, ha affidato l’esame sull’avanzamento dei progetti e più in generale la verifica interna sugli atti dell’assessorato. I 4 funzionari incaricati (Voigato, Corti, Aggio e Botteon) hanno steso una relazione, consegnata alla giunta e che prenderà anche la via di Procure e Corte dei Conti. L’indiscrezione che trapela è che il rapporto «stringa» sull’operato del dirigente del Welfare dell’epoca, Mario Modolo, pupillo dell’assessore Sernagiotto. In particolare, è stata ricostruita l’attività della commissione che ha esaminato le domande fino al varo della graduatoria per l’accesso ai fondi, sia l’attività di controllo su andamento dei progetti, liquidazione delle somme, verifica sui soggetti vincitori. La commissione valutatrice era tutta trevigiana: lo stesso Mario Modolo, Franco Moretto, allora funzionario in Regione del settore Weelafre e oggi dirigente, e Francesco Gallo, direttore dei servizi sociali dell’Usl 8 di Asolo. Il rapporto, dicono i soliti bene informati, non fa sconti, e ricostruisce con dovizia di particolari i passaggi dei casi saliti alla ribalta delle cronache politiche amministrative e giudiziarie. Chi è decollato. Le cooperative a buon punto, i cui progetti finanziati dalla Regione sono partiti, sono appunto 4: Ipas di Monselice, associazione Down Padova, Carpinetum di Venezia e Tigli 2 di Gorgo al Monticano (Treviso). Lo status dell’ Ipas. Un’incognita pende sulla coop Ipas di Padova, presieduta da Moreno Lando. Non ha il titolo di coop sociale (ma così la definisce anche la Regione), ma di «coop di produzione e lavoro», come da visure camerali. Non è questione puramente nominale: lo status incideva anche nei punti assegnati dalla commissione. Ipas ha ottenuto 4,2 milioni, per ora ha comprato solo il capannone e ha assunto alcuni ex detenuti, e da giugno 2014 ha cominciato la restituzione dell’importo. Ca’ della Robinia, due nodi. Resta da chiarire come la Regione abbia approvato e finanziato un progetto come quello della coop Ca’ della Robinia all’ex Disco Palace, quando il progetto non era rispondente alla destinazione urbanistica dell’area. Solo a dicembre 2014, infatti, 3 anni dopo l’esame del progetto e della graduatoria, ovvero 5 mesi fa, il Comune ha approvato la variante per la nuova destinazione d’uso sociale dell’immobile. L’iter si è chiuso poche settimane. E perché la Regione eroga 3,1 milioni, a fronte dei 2,4 necessari per comprare l’immobile? Dai bilanci, per immobili e arredi – da legge gli unici a essere finanziati – ne risultano 2,4. Perché i 700 mila euro in più?, Liquidità che le ha consentito di tamponare perdite? E su che basi la Regione li liquida? E nel 2014, altri 12 milioni. Sorpresa: il fondo di rotazione al centro dello scandalo e nel mirino di Procure, Corte di Conti e Regione, è stato ri-finanziato dalla giunta Zaia per il 2014: altri 12 milioni di euro. Non è stato aperto un nuovo bando, ma è stata scorsa la graduatoria 2011, a partire dai primi soggetti rimasti fuori la volta precedente.