PADOVA Dicembre 2011, la Regione concede 9,3 milioni di euro alle cooperative Athena e Ipas. Maggio 2015, l’ente regionale richiede la restituzione dei 6,7 milioni già erogati. È un colpo duro quello toccato alle due realtà presiedute da Moreno Lando, imprenditore padovano finito nel mirino della Regione con i suoi progetti pensati per Monselice e Laggio di Cadore. Nel dicembre 2011, grazie ad un fondo di rotazione approvato dall’allora assessore al Welfare Remo Sernagiotto, Lando era riuscito a calamitare due cospicui finanziamenti: 5,1 milioni di euro con la cooperativa Athena per la realizzazione di una struttura riabilitativa a Laggio di Cadore (Belluno) e 4,2 milioni attraverso la coop Ipas per l’avviamento di un centro di movimentazione merci a Monselice, in cui far lavorare detenuti, ex carcerati e disoccupati over 50. Soldi, questi, che devono tuttavia essere restituiti entro 25 anni. I due progetti di Lando sono rimasti “monchi”: il primo – a detta delle stesse coop – per alcune beghe burocratiche, il secondo per la mancanza di commesse e di lavoro. Lo stato attuale e i piani finanziari dei due interventi, oltre alla bagarre scatenata con la birreria di Nervesa della Battaglia (qui doveva nascere una fattoria didattica per disabili, finanziata sempre dallo stesso bando), hanno spinto la Regione a revocare quei finanziamenti.

Lando, le hanno già comunicato entro quando dovrà restituire quelle somme?

«Non mi è stata inoltrata alcuna comunicazione. Ho avuto notizia dell’ipotetico provvedimento dai giornali. In queste due settimane nessun funzionario regionale è mai venuto a visionare fisicamente lo stato dei progetti».

Per quale motivo vi verranno revocati i finanziamenti?

«Non ne ho idea. La Regione faccia quel che deve fare, ma prima deve distinguere le cose ed evitare di fare un unico calderone. Le disavventure della coop Ca’ della Robinia a Nervesa della Battaglia non hanno nulla da spartire con i miei progetti: a Monselice il capannone c’è e ci sono pure quattro persone che lavorano, a Laggio di Cadore siamo stati fermati da intoppi di natura burocratica. È antipatico essere accostato a parole come “scandalo” o a situazioni che nulla hanno a che spartire con la nostra attività».

Nel caso la Regione confermasse la revoca dei prestiti agevolati, è pronto a restituire le somme ricevute?

«Dei 9,3 milioni di euro ne ho ottenuti all’incirca 6,7 (4,2 con Ipas e 2,53 con Athena, ndr). A Monselice è stato acquistato e attrezzato il capannone di via Umbria: su questa struttura c’è un’ipoteca che basta da sola a coprire gli stanziamenti ottenuti. Anzi, ho già restituito una prima rata – la seconda sarebbe fissata per giugno – e lo stesso immobile oggi ha un valore aggiunto rispetto alla valutazione iniziale per alcune spese compiute in questo ultimo anno. Stesso discorso vale per l’immobile acquistato a Laggio di Cadore e sul quale insiste un’altra ipoteca».

Dunque la paventata restituzione entro 30 giorni non sarebbe un problema?

«Il vero problema è l’occasione che verrebbe persa. I due progetti sono estremamente interessanti sia per l’impatto sociale che per quello occupazionale. Si tratta di progetti tutt’altro che naufragati. Mi serve tempo e l’ho sempre ribadito: a Monselice stiamo ricercando nuovi clienti che possano portare i lavoratori occupati dai 4-8 attuali alla trentina prevista dal progetto; a Laggio il Comune tarda a sbloccare l’iter amministrativo e per questo siamo bloccati da mesi. Se la commissione farà bene il proprio lavoro, non potrà che confermare la bontà delle mie iniziative».