«Giunta e consiglio regionale, fermatevi: bloccate il fondo di rotazione e fate di tutto perché tutto questo non possa più accadere». Al netto di «risvolti politici, responsabilità politiche, e strumentalizzazioni elettorali», precisa Domenico Garbin« si dia prova di aver capito gli errori, senza rimpallare responsabilità». Garbin è un commercialista vicentino e alla vigilia del consiglio straordinario di domani lancia più di un sos alla Regione. Invia a giunta e consiglio un dossier che passa ai raggi x il provvedimento della giunta Zaia che applicava l’art. 8 della LR 7/2011 sul fondo di rotazione per i progetti sociali delle coop oggi al centro dello scandalo: documentazione richiesta troppo povera («un’autocertificazione con pochi allegati«), grosse difficoltà per valutare sostenibilità economica e capacità di restituire il prestito. «Le banche fanno istruttore più attente e documentate», rileva Garbin .

I conti non tornano. «Al Tg3 un genitore di ragazzo down, presidente di una coop che ha ricevuto 2,5 milioni, la Vita Down di San Polo, rivendicava la bontà del loro progetto», premette Garbin, «capisco motivazioni, i genitori, i bisogni dei ragazzi. Ma il progetto non è sano: devono restituire 100mila euro l’anno alla Regione, per 25 anni. Ho visto i conti della coop, nata 3 anni fa. A bilancio 2013, 10mila euro di ricavi e 7 mila di perdite, puro volontariato: come farà? Sì, i fondi regionali sono a tasso zero, ma vanno restituiti in 25 anni. Non si diventa imprenditori da mattina a sera».

Quei documenti….La delibera 1509/2011 firmata Zaia, prevedeva che nella domanda di accesso al fondo si allegasse una relazione (un foglio A4!), un piano gestionale di 5 anni, una lettera del sindaco, il parere chiesto all’Usl (conferenza dei sindaci). «Neanche i dati progettuali sugli immobili», rileva Garbin, «così hanno presentato domanda sia soggetti esperti che coop sprovviste di esperienza, armate solo di buone intenzioni». E scova incongruenze e incoerenze che indeboliscono l’impianto normativo finanziario. Vedi Ca’ della Robinia: nata da pochi mesi, con un capitale sociale di 1.400 euro, riceve 3,4 milioni…

Punteggi /1.Garbin sottolinea «l’eccessivo margine discrezionale per la commissione: un terzo dei punti». E parla di «soggetti penalizzati, con progetti con tutti i requisiti, ma cui sono andati pochi punti per “intese con soggetti pubblici e privati”, “grado di innovazione”. Domanda: «Ma senza documenti finanziari, come si poteva valutare la sostenibilità delle operazioni?»

Punteggi /2.Per l’acquisto del terreno, 4 punti; altrettanti per costruire immobili. Così chi più spendeva, per terreno e costruzione, ha avuto 8 punti; chi aveva già terreno o immobile ha avuto solo 4 punti. Garbin rileva: «Quei 4 punti in più sono stati determinanti per arrivare davanti, la logica della Regione è insensata: avesse premiato chi spendeva meno, si potevano finanziare con gli stessi soldi molti più progetti».

E il piano finanziario? Per Garbin, il vero vulnus dell’operazione è il mancato obbligo di presentare comprovati, certificati piani finanziari per valutare le capacità di far rientrare il debito verso la Regione. «La norma richiede solo un esauriente piano gestionale quinquennale, andava invece chiesto un asseveramento di un commercialista, di un advisor o di un professionista. E come può la Regione valutare la capacità finanziaria di un soggetto, senza conoscerne cash flow, stati patrimoniali, bilanci?». E cita la coop Ca’ della Robinia: come poteva sostenere subito i costi per immobile, gli oneri fiscali e 70 mila euro di iscrizioni ipoteca, arredi, automezzi, personale, forniture? «Poi la coop riceve 3 milioni, a fronte dei 2,3 necessari all’acquisto: e così si coprono l’assoluta carenza di capitale proprio, e le perdite di esercizio: 354mila euro (2012) e 342mila (2013). «È come se a un figlio neo patentato, regalassimo una Ferrari con un solo litro di benzina. Dove si pensa di andare?».

La soluzione. Per Garbin è una sola: lo stop. Ai progetti, ai fondi erogati, alle operazioni immobiliari. E ripartire solo con business plan certi, con soggetti che hanno dimostrato esperienza imprenditoriale e sociale. Altrimenti per le coop che hanno ricevuto i fondi si apre solo un bagno di sangue finanziario.