Convitato di pietra, più volte evocato e non certo in termini lusinghieri, l’assessore ai Servizi sociali dell’epoca, Remo Sernagiotto, oggi eurodeputato di Forza Italia: «Mi vergogno di averlo votato contribuendo ad assicurargli l’immunità parlamentare, chiedo scusa ai veneti e soprattutto alle famiglie delle 79 persone spinte a togliersi la vita dalla crisi», le parole di Moreno Teso, l’unico a dare voce a un convincimento che serpeggia tra i consiglieri: «Macché errori e superficialità, quella di Ca’ Robinia è una truffa orchestrata per rastrellare soldi e dividerli con gli amici. Il partito degli affari, dal Mose alle cooperative, comprende destra e sinistra ed è più forte della politica»; «In quest’aula», graffia l’ex azzurro «c’è un silenzio ipocrita sugli scandali del Veneto». Il dibattito, in realtà, si apre con la requisitoria di Diego Bottacin, che ricostruisce l’iter della legge sui fondi di rotazione del sociale, nata per finanziare i centri di recupero e sostenere l’inserimento lavorativo dei soggetti deboli – disabili, ex detenuti, giovani con un passato di dipendenza – erogando prestiti a tasso zero per complessivi 63 milioni, restituibili in 25 anni. «Dei finanziamenti erogati, una parte cospicua è stata distribuiti secondo criteri politici volti a premiare gli amici, previa riunione dell’assessore con i dirigenti del Sociale in un country club sul Montello», è l’accusa «siamo di fronte ad una sconcezza che non può essere derubricata ad infedeltà di qualche tecnico. Si tratta di degenerazioni clientelari e Zaia non poteva non sapere: altro che la casa di vetro promessa con tanta enfasi dopo le elezioni». «È accaduto un fatto grave sul quale io per primo esigo sia fatta completa chiarezza», le parole di Zaia; che rivela un retroscena: la Guardia di Finanza avanzò la prima richiesta di documentazione sulla fattoria sociale “fantasma” Ca’ della Robinia già nell’ottobre 2013 ma il dirigente del Sociale Mario Modolo (pur trasmettendo alcuni documenti al Nucleo di polizia tributaria di Treviso) non avvisò la Giunta della circostanza; «L’abbiamo appreso solo oggi», commenta il governatore leghista, che poi punta l’indice sulla commissione sanità e sul Consiglio, rei di avere «stravolto» il testo di legge originario favorendo così gli abusi: «C’è stato un solo contrario, per il resto tutti sì e astensioni che equivalgono al voto favorevole». «Si sbaglia, qui ai fini del quorum di maggioranza l’astensione vale come voto contrario», lo corregge il presidente Clodovaldo Ruffato, tra il mormorio irritato – e irridente – dell’aula. «Anche il verbale di questa discussione sarà allegato al fascicolo che trasmetteremo alla magistratura», prosegue Zaia. E stavolta ad arrabbiarsi è il capogruppo dell’Idv Antonino Pipitone: «Non accetto questi toni intimidatori, assuma invece le responsabilità che le competono, lei ha fallito nel compito di controllare la regolarità degli atti, questa storia ci fa vergognare e chiude la legislatura nel peggiore dei modi». «Non sono un capufficio che trascorre la giornata a timbrare carte, ci sono dirigenti pagati per verificare e apporre la firma», la replica zaiana «ho già preso contatto con le Procure di Venezia e Treviso, nonché con quella della Corte dei Conti. Il servizio ispettivo regionale sta spulciando tutte le pratiche, se ci sono state irregolarità agiremo come sempre, senza guardare in faccia nessuno, neanche un euro dev’essere sottratto ai veneti». Parole che non hanno affatto convinto i consiglieri. «C’è un dolo politico manifesto», afferma Pietrangelo Pettenò (Sinistra). «Non solo non c’è stato il minimo mea culpa, Zaia non ha nemmeno preso le distanze da Sernagiotto su questa vicenda», è la convinzione del Pd espressa da Claudio Sinigaglia, Stefano Fracasso, Bruno Pigozzo e Sergio Reolon «la verità è che tutte le delibere sono state condivise dal presidente e che questa accoppiata ha demolito il sociale nel Veneto, con scelte assurde che hanno penalizzato l’intero sistema sistema socio-sanitario». Pungenti Renzo Marangon e Stefano Peraro («Zaia ha rimediato una figura barbina»), pacato Piergiorgio Cortelazzo, che reclama però una «revisione seria della spesa»; e il capogruppo della Lega, Federico Caner, alza il tiro: «Qualcuno cerca di trasformare il Consiglio in un tribunale, noi non abbiamo timori di sorta. ma attenti ai boomerang: tra le coop beneficiarie di prestiti non ce ne sono di leghiste ma c’è quella di un candidato del Pd che corre per Alessandra Moretti e ha percepito 600 mila euro». Finisce con l’assessore al Sociale Davide Bendinelli che lamenta «i polveroni dal sapore elettorale», garantendo che il sostegno ai disabili proseguirà «perché un errore non può compromettere decine di progetti positivi saluti con entusiasmo da famiglie e sindaci». Accanto ai giornalisti, per una decina di minuti, assistono alla seduta anche gli studenti dell’istituto «Newton» di Camposampiero. Poi se ne vanno in fretta insieme ai loro prof, malcelando l’ansia di una boccata di aria pulita.