Tutto ruota intorno alla Congregazione Ancelle Divina Provvidenza, un gigante della sanità, con sedi a Foggia, Bisceglie e Potenza. È questa la struttura che fa da sfondo al fulmine giudiziario che si sta abbattendo sull’Ncd e in particolare sul suo esponente Antonio Azzollini, berlusconiano barese, veterano della commissione Bilancio del Senato che tuttora presiede.

Dieci arresti. Le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Trani, su richiesta della locale Procura della Repubblica, sono in tutto 10. Dieci persone, tra cui Azzollini, che due giorni fa sono state arrestate (tre in carcere e sette ai domiciliari) con l’accusa di diversi reati e di uno in particolare: associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta. A loro si aggiungono gli indagati: 25 in tutto tra cui professionisti, ex amministratori della Cdp e politici locali, tutti coinvolti in vari episodi di dissipazione e distrazione di risorse dell’Ente.

Le indagini, iniziate nel 2012, riguardano un crac da 500 milioni di euro circa subito dalla Congregazione Ancelle Divina Provvidenza, oggi in amministrazione straordinaria ai sensi della legge Prodi bis. A causare il buco sarebbero stati lo spreco di denaro pubblico, le assunzioni clientelari, i bilanci falsificati (2011 e 2012), gli stipendi e le consulenze d’oro e utilizzo di risorse tutt’altro che finalizzate alla cura dei malati.

La richiesta di arresto per il senatore Azzollini, immediatamente inoltrato alla Giunta per le autorizzazioni a procedere di Palazzo Madama, cui spetterà decidere sulla sorte del senatore di maggioranza, sarebbe di arresti domiciliari. Il parlamentare, che presiede la commissione Bilancio di palazzo Madama è coinvolto anche in un’inchiesta sul porto di Molfetta ma per quella richiesta che riguardava l’utilizzo delle intercettazioni, il Senato negò l’autorizzazione anche con i voti del Pd. Questa volta però la situazione per Azzollini pare molto più complicata. Il Pd, infatti, ha fatto già sapere che voterà per il sì all’arresto.

Arrestate anche due suore: Marcella Cesa e Assunta Pulzello. La prima è stata amministratrice della Congregazione delle Ancelle della Divina provvidenza. Suor Marcella era stata sostituita dal Vaticano a ottobre 2013, quando gli esposti avevano già allertato la Procura e la Divina provvidenza. Gli altri arrestati sono stati a loro volta amministratori, direttori generali o consulenti della Casa di cura.

Tra gli indagati c’è anche Raffaele Di Gioia, il deputato Psi-Gruppo Misto, per un episodio di elargizioni in denaro da parte dell’ente alla figlia Silvia (anche lei indagata), dipendente in uscita, mentre si disponevano piani di licenziamento per oltre mille persone.

Indagato anche l’ex presidente dell’ospedale Bambin Gesù di Roma Giuseppe Profiti, legatissimo al cardinale Tarcisio Bertone, che nel novembre 2013 diventa delegato di monsignor Luigi Martella, il vescovo di Molfetta che guidava la congregazione dopo il commissariamento da parte del Vaticano visto il buco da 500 milioni.

“Preziosa la collaborazione dello Ior”. Nell’indagine, durata tre anni, che ha portato agli arresti per il crac delle case di cura Divina Provvidenza, la procura di Trani ha riconosciuto “la preziosa collaborazione fornita dallo Ior, nell’ambito delle rogatorie internazionali richieste”. “Siamo stati tra le prime autorità giudiziarie ad aver beneficiato del nuovo corso di trasparenza e collaborazione della Banca Vaticana voluto dal Santo Padre”, ha sottolineato la procura.

L’Ente religioso denominato Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza, oggetto dell’indagine, è un Ente Ecclesiastico fondato da Don Pasquale Uva nel 1922, avente finalità di culto e religione, che esercita attività di cura e assistenza delle persone con facoltà intellettive compromesse, in forza di convenzionamento con il Servizio Sanitario delle Regioni Puglia e Basilicata, nonchè di un accreditamento, con le stesse regioni, relativamente ad altre attività Ospedaliere.