Il disavanzo 2014 dell’Asp-Centro servizi alla persona sarà alla fine meno pesante di quanto fatto filtrare negli ultimi giorni, 1,4 milioni di euro contro i 972mila euro dell’anno precedente (lo ha confermato il Cda che si è svolto oggi pomeriggio, 15 maggio), ed in parte non trascurabile legato ad un fattore esterno: 770mila euro in meno dal Fondo per la non autosufficienza, dovuto, ha detto l’assessore Chiara Sapigni, «ai ritardi nella programmazione regionale causati dalle dimissioni del governatore Errani, e dalle esigenze del bilancio del distretto Centro nord del quale Ferrara fa parte». I conti, però, sono l’occasione per una profonda riorganizzazione di un ente i cui compiti sono cresciuti in maniera esponenziale, in questi anni di crisi e che chiederà di più alla sua stessa struttura organizzativa, alla Regione e agli utenti più abbienti in base al nuovo Isee che tiene conto anche del patrimonio, «un fatto di equità» evidenzia l’assessore. «L’Isee è stato modificato nel 2014 dal governo, i Caf sono in difficoltà nell’interpretarlo in questi giorni ma noi siamo ormai pronti ad applicarlo» ha annunciato Tiziano Tagliani.
Il buco 2014 era atteso ma non «in questa entità» è la formula usata dal sindaco. Non c’entra l’emergenza profughi, «che anzi consente, attraverso i rimborsi ministeriali, di recuperare qualcosa nella funzione di governo dell’emergenza» ha voluto chiarire. È anche parzialmente rientrato il picco dell’assistenza minori affidati dal tribunale che già nel 2013 avevano fatto sballare i conti. Il Comune punta il dito sul trattamento che strutture come l’Asp ricevono dalla Regione, che dal 2010 ha messo a punto un meccanismo di accreditamento per i servizi (cioè gli standard imposti per poter affidare a terzi i pasti domiciliari o l’ospitalità ai minori) considerato molto oneroso per chi deve garantirlo, appunto le aziende pubbliche: «Il costo di 140 euro al giorno per ogni minore in struttura potevano andare bene fino a qualche anno fa, ora i Comuni non possono più permettersi standard così elevati: non solo il nostro, infatti ci sono situazioni di sofferenza finanziaria delle Asp in tutta la regione» ha fatto presente il sindaco. Esplicita la richiesta di rivedere al ribasso questi standard, come quella di «togliere l’Irap alle Asp, ci costano 400mila euro e gli altri gestori non hanno questo aggravio». Poi bisognerà agire sul piano della riorganizzazione delle funzioni amministrative e del personale, «ma non si parla nè di esternalizzazioni (le abbiamo valutate ma non portano risparmi) nè di preoccupazioni relative a posti di lavoro o salario accessorio» ha voluto specificare il presidente Angela Alvisi. Sarà invece sostituito il direttore Maurizio Pesci, che va in pensione quest’anno: per lui il sindaco e la presidente hanno parlato di gestione non completamente soddisfacente, con riferimento alle procedure e al controllo di gestione.
Respinta al mittente ogni fantasiosa ipotesi di commissariamento («il consigliere Fabbri dice sciocchezze» è la replica di Tagliani), si dovrà comunque intervenire anche sul profilo finanziario. Il Comune di Ferrara, socio al 98% dell’Asp con Masi Torello e Voghiera), ha messo da parte quasi tutto il residuo utilizzabile del 2014, cioè 800mila euro, e con il piano triennale che sarà varato nei prossimi giorni conta di completare il rientro. «Ma la manovra su Irpef e Tasi non c’entra nulla» conclude il sindaco.
Il taglio dei 35 posti letto nelle case di riposo convenzionate, infine: è causato dall’esaurirsi dei residui attivi degli anni scorsi e dall’aumento delle spese per posto letto.