Il Resto del Carlino
14 ottobre

Ferrara – I conti sono in ‘rosso’, ma per le consulenze non c’è freno neppure in epoca di crisi. E così sull’Asp si apre una nuova polemica, legata all’erogazione di oltre 2 milioni e 600mila euro negli ultimi sei anni, per incarichi professionali: «Molti sono coerenti con la mission dell’Azienda Servizi alla Persona – esordisce il consigliere comunale di Forza Italia Matteo Fornasini, esibendo l’elenco –, ma balzano all’occhio situazioni piuttosto particolari».
Legate innanzitutto al fatto che accanto a esperti dell’assistenza sociale (psicologi, formatori del personale, ma anche parrucchieri e pedicure che garantiscono un servizio agli ospiti della casa di riposo), «c’è una serie di consulenze per avvocati, commercialisti e professionisti che in teoria non dovrebbero essere coinvolti in tal numero – prosegue Fornasini –, in un ente che vanta una propria struttura amministrativa e che, collegato con il Comune, potrebbe avvalersi in convenzione dell’ufficio legale del municipio».
Eppure sono ben 13 gli avvocati che figurano nell’elenco delle consulenze, oltre ad un altro paio di consulenti giuridici per contratti e gare d’appalto: «Per molti di loro gli incarichi non sono continuativi – evidenzia Fornasini –, ma almeno un paio, Fabio Anselmo e Giovanni Fusaroli, percepiscono somme sistematiche, il primo nell’ordine di 20-35mila euro l’anno per consulenza legale vera e propria, il secondo dai 6 ai 14mila a seconda degli anni, per il recupero crediti».
Il consigliere di Forza Italia non esprime valutazioni sui professionisti, «ma che l’Asp impegni 250mila euro per consulenze legali mi sembra sinceramente esagerato: credo che su questo aspetto vada attuata una seria riflessione».
Riflessione uguale taglio: «Oltre a sfrondare in modo significativo le parcelle degli avvocati, anche di quelli più amici o politicamente affini – sorride Fornasini –, credo che più in generale si debba rivedere tutta la pratica delle consulenze, limitandole solo a quelle effettivamente indispensabili allo svolgimento del servizio sociale. Anche per quanto riguarda gli incarichi agli psicologi, piuttosto che impegnare somme molto rilevanti tutti gli anni, ci si potrebbe rivolgere a strutture pubbliche, all’Università, o persino assumere un professionista che operi all’interno dell’azienda».
Usando un termine molto diffuso oggi in politica, serve una ‘spending review’ anche in via Ripagrande: «L’aspetto sconcertante è che quando è esploso il caso del buco di bilancio – Fornasini si fa duro –, le consulenze invece che diminuire sono aumentate in maniera esponenziale.
Tra il 2013 e il 2014, quando il disavanzo aveva già superato il milione e mezzo di euro, si è passati da 372.799 euro a ben 468.964, un incremento del 30% che non trova alcuna giustificazione».