Corriere delle Alpi, 11 maggio 2019

Cercansi presidente per il Carenzoni e un secondo esponente espresso dal Comune, purché sia garantita la quota rosa. Quello di cercare due membri che affianchino il terzo già espresso dalla Curia, è ciò che sta facendo il Comune da mesi. Ma c’è una normativa sulle Ipab (gruppo che accorpa le strutture di beneficenza) tuttora in evoluzione e non ancora chiarita, cosa che ostacola il buon fine della necessaria operazione. 
«I contatti con i possibili candidati alla presidenza, cinque o addirittura sei, si tengono costantemente e l’impegno del Comune è quello di arrivare a un confronto con la Regione e con gli uffici preposti alle Ipab, per capire se sia possibile accorpare l’istituto all’azienda municipalizzata», spiega il sindaco Paolo Perenzin. «Se fosse data questa possibilità, oltre ai vantaggi in termini di gestione associata dei servizi resi dall’una e dall’altra parte, il futuro presidente e il collega consigliere espressi dal Comune, accetterebbero e affronterebbero l’incarico con maggiore serenità».
Mancherebbe dunque questo chiarimento da parte della Regione per completare l’iter. E c’è l’ex presidente del consiglio direttivo che sta con il fiato sul collo all’amministrazione. Sono sette i mesi di interregno al Carenzoni, dopo le dimissioni rassegnate dal precedente consiglio, troppi per una segretaria che fa funzioni di dirigente di struttura a fronte di una mole di impegni tutti da tenere sotto controllo.
«Noi siamo di supporto e presenti nei momenti di difficoltà», spiega Beino. «Ma non è più possibile tergiversare su una situazione che rischia di diventare insostenibile per una persona da sola».
Il riferimento è a Paola Biesuz, la storica segretaria-economa dell’istituto Carenzoni, che da febbraio guida l’ente con incarico di direttore ad interim e lo fa in virtù di conoscenze e capacità professionali tali da garantire continuità amministrativa all’istituto. Ma la prospettiva è che fosse davvero un interim e non un ruolo che potesse protrarsi per troppo tempo. Anche perché ci sarebbero in ballo dei progetti, di cui lo stesso Renato Beino aveva cominciato a parlare più di un anno fa, in primis quello della fusione nell’azienda servizi alla persona, proposta che aveva trovato l’approvazione preliminare fra i soggetti coinvolti, cioè sindaco e presidente della municipalizzata.
«Anche se da esterno, ormai, io sono dell’idea che vada costituito il consiglio, intanto», sottolinea Beino. «Si facciano le nomine, anche per alleggerire chi si è preso il carico e non va lasciato solo. Poi si affronteranno le problematiche».
Facile a dirsi, si risponde dal Comune. Ma non è facilissimo trovare chi si assume l’incarico di presidente. Che può essere uomo o donna e deve essere affiancato dal secondo esponente dell’ente pubblico. I papabili non mancherebbero. E c’è chi ha coinvolto Raffaela Bellot, nella speranza che accetti l’incarico, visto che la materia la conosce bene (è già stata membro del consiglio direttivo), che conosce bene la macchina del governo centrale e che potrebbe essere simpaticamente bypartisan, cioè andare bene sia alla maggioranza che alla minoranza.