Il noto imprenditore, dopo le polemiche dei giorni scorsi, esce allo scoperto e dice le sue verità sulla nuova casa di riposo completata ma ancora inutilizzata

FASANO – Se ne parla da settimane, da quando, cioè, il consigliere comunale Tonio Zizzi ha posto nuovamente la questione. Parliamo della nuova casa di riposo fatta costruire dall’Asp “Canonico Rossini “in via Gravinella. La struttura è già bella e completa dal maggio 2013 ma ad oggi è la classica cattedrale nel deserto per via di una disputa tra l’ente presieduto da Vito Ventrella e l’Associazione temporanea d’imprese che si era aggiudicata i lavori. Quest’ultima deve ancora ricevere a saldo dei lavori compiuti circa un milione di euro. Il denaro lo avrebbe ricavato da un terreno ricevuto dal Rossini se quest’ultimo non fosse stato inserito nel Pptr diventando pressoché senza valore. Tornando a Zizzi quest’ultimo auspicava un intervento del presidente della Regione Nichi Vendola e dell’assessore regionale Donato Pentassuglia per sbloccare la situazione. Nei giorni successivi anche il consigliere regionale Fabiano Amati si era proposto come mediatore tra il Rossini e le ditte costruttrici per trovare un accordo sulla controversia che, però, pare ormai destinata alle aule di tribunale. Alla fine, quindi, in questa storia, tutti hanno espresso pareri tranne coloro che, fino ad ora, ci stanno rimettendo denaro, ovvero proprio i costruttori. Abbiamo così deciso di intervistare il dottor Nico Carparelli, noto imprenditore fasanese, che con la sua società ha appunto costruito la nuova casa di riposo.

Dottor Carparelli, il consigliere Amati si è proposto come mediatore di una situazione che al momento non trova vie d’uscita. Qual è la sua opinione a proposito?

«L’opera della quale stiamo parlando è un’opera pubblica per metà finanziata dalla Regione Puglia con un Fesr (Fondi Europei di Sviluppo Regionale), per cui ben venga il contributo del consigliere Amati, soprattutto se fosse ufficialmente ed istituzionalmente investito dalla Regione Puglia per il bonario componimento della questione, componimento che l’Ati da me rappresentata ha sempre auspicato. L’opera infatti è stata ultimata esattamente due anni fa e dalla data dell’ultimazione l’associazione temporanea d’imprese da me rappresentata ha provveduto, a proprie cure e spese, alla custodia alla guardiania ed alla manutenzione della stessa in attesa di una soluzione che riconducesse ad equità il contratto d’appalto con il giusto riconoscimento per l’Ati del lavoro regolarmente svolto».

Cosa prevedeva il contratto d’appalto con l’Asp “Rossini”?

«Il contratto d’appalto prevedeva che il corrispettivo fosse pagato in parte con il sopra citato Fesr ed in parte (circa un milione di euro) con l’alienazione da parte dell’Asp Rossini di due particelle di terreno adiacenti a quella sulla quale oggi sorge la casa di riposo. Il valore di detti terreni, in sede di bando pubblico, fu determinato sulla scorta di una perizia giurata commissionata dall’Asp Rossini a un professionista di sua fiducia. Trattandosi di terreni edificabili il valore degli stessi fu determinato dall’Asp Rossini in funzione di una potenzialità edificatoria che in realtà non esiste e che poi è stata praticamente azzerata dal Pptr (Piano Paesistico Territoriale Regionale) adottato dalla Regione Puglia nel 2013 e recentemente approvato. Tali circostanze furono da me ripetutamente segnalate all’Asp Rossini durante l’esecuzione dei lavori che furono ultimati in largo anticipo rispetto ai tempi di esecuzione previsti dal contratto»

Quale fu la risposta del “Rossini”?

«Ci sono stati vari incontri durante i quali ho sempre dato la massima disponibilità ad un bonario componimento della questione fondato sull’equo riconoscimento economico spettante all’associazione temporanea di imprese da me rappresentata per le prestazioni eseguite in anticipo sulle scadenze contrattuali e monitorate con esito positivo dagli Ispettori della Regione Puglia incaricati di verificare l’esecuzione a regola d’arte di un’opera in parte finanziata con un Fesr»

Ma sembra che l’Ati da lei rappresentata lei abbia già fatto causa al Rossini nonostante l’intervento di mediazione del consigliere Amati. 

«Ribadisco che l’Ati da me rappresentata è disponibile a qualsiasi bonario componimento della vertenza sorta con l’Asp Rossini così come ribadisco che non avrò alcun problema a valutare proposte tese a raggiungere il suddetto obiettivo e provenienti da soggetti ufficialmente ed istituzionalmente investiti dai due Organi finanziatori dell’opera: Regione Puglia ed Asp Rossini. Fabiano Amati è stato per lungo tempo Assessore ai lavori pubblici della Giunta Regionale che nel 2011 erogò il finanziamento all’Asp Rossini propedeutico per la pubblicazione del bando di gara e la costruzione della casa di riposo. Inoltre è anche un avvocato e quindi, da politico e da professionista, può comprendere le difficoltà di un appaltatore che ha ultimato un’opera pubblica di circa tre milioni di euro ricevendone meno di due e che da esattamente due anni è costretto a prendersi cura della stessa. E’ evidente che in mancanza di un bonario componimento della questione, nostro malgrado, ci siamo visti costretti ad adire le vie legali»

Dottor Carparelli, secondo lei, come si viene fuori da questa assurda situazione?

«Oggi come oggi non lo saprei. Gli interlocutori primari delle imprese di costruzioni sono gli istituti bancari e, come detto in precedenza, su un importo contrattuale di tre milioni l’Asp Rossini ha accreditato sul nostro conto bancario meno di due milioni. A distanza di due anni dall’ultimazione dei lavori non solo non è stata risolta la questione inerente il valore dei terreni ma non ci sono ancora state accreditate delle somme che contrattualmente esulano dalla questione del valore dei terreni che comunque resta quella di prioritaria importanza. Inoltre, le nostre imprese che hanno eseguito l’opera, continuano a sopportare ingenti costi per la custodia, la guardiania, la manutenzione ed il mantenimento della stessa opera. Inutile che le dico che tale scenario non è certamente ottimale per la mia impresa e per quella del mio socio agli occhi degli istituti bancari. Nel nostro lavoro può capitare che si inceppi qualcosa ma qui parliamo di una somma che supera il milione. Purtroppo non abbiamo il pozzo di S. Patrizio. Mi consenta di aggiungere che gradirei che tutta la questione non venisse strumentalizzata perché può sembrare, ed è la cosa che più di ogni altra mi ha infastidito, agli occhi della comunità, che per colpa mia o del mio socio o della mia azienda gli anziani continuino a restare presso l’ospedale. Questa è una cosa che francamente mi infastidisce atteso che sono stato io a velocizzare la realizzazione dell’opera affinché gli ospiti del Rossini potessero avere quanto prima una casa di riposo a dimensione d’uomo e dotata di tutti i comfort e ora può sembrare che io gliela stia negando. Non si trasformi il problema del Rossini con la mia azienda in una vicenda politica perché non mi sembra giusto e non mi sembra assolutamente il caso. Oltre ad una chiara strumentalizzazione sarebbe una vera e propria beffa in quanto oltre al denaro sono sorti problemi burocratici che bloccano la mia attività con conseguente riflesso negativo sulle tante famiglie che lavorano grazie ai nostri appalti».

Cosa chiede esattamente ora?

«Voglio che questa vicenda si chiuda definitivamente per andare avanti e non pensarci più. Il mio socio ha deciso di far causa e allora andiamo avanti. Se l’Asp Rossini formulerà delle proposte concrete per un bonario componimento della questione io sarò il primo ad accoglierle. Purtroppo ai crediti per oltre un milione di euro si aggiungono anche gli ulteriori costi sopportati dalla mia azienda e da quella del mio socio in questi due anni in cui, a lavoro compiuto, abbiamo dovuto mantenere l’opera e preservarla da qualsiasi tipo di danneggiamento. Speriamo che ci sia quanto prima un intervento deciso da parte degli Organi superiori preposti alla risoluzione bonaria della vertenza decisiva per la definitiva operatività dell’opera. E’ una struttura davvero molto bella ed è un peccato vederla inutilizzata perché nessuno interviene con decisione a riconoscere le prestazioni lavorative rese dall’associazione d’imprese da me rappresentata».