Arena 22 maggio 2015

Cambio ai vertici della casa di riposo di Legnago con l’incognita dei veti ministeriali. Sarà una corsa ad ostacoli quella che diversi aspiranti alla poltrona del Cda dell’Ipab di corso della Vittoria dovranno affrontare. Oggi, infatti, scade il termine fissato dal sindaco Clara Scapin per la presentazione delle candidature in base alle quali il primo cittadino nominerà il nuovo organo di indirizzo del centro per anziani, compreso il successore del presidente uscente Roberto Groppello, nominato cinque anni fa in quota al Pdl dall’ex primo cittadino Roberto Rettondini.
Gli aspiranti consiglieri, dunque, prima che con gli equilibri politici da rispettare tra i sette designati, di cui uno spettante alla minoranza, dovranno fare i conti con le restrizioni imposte dai governi che si sono via via succeduti a Roma. Al divieto di ricoprire la carica per almeno due anni imposto agli ex amministratori comunali, che ha fatto decadere nelle scorse settimane la candidatura, da parte della Lega Nord, di Michele Menini, si sono aggiunti gli effetti del «decreto Madia», con cui, l’anno scorso, il ministro Marianna Madia ha impedito agli enti locali di affidare ad ex lavoratori pubblici o privati in quiescenza, ossia in pensione, incarichi dirigenziali in enti e società controllate. Tale norma, di fatto, ha precluso la possibilità di concorrere a tanti esponenti il cui nome, sia pur a livello di indiscrezioni, era circolato negli ultimi mesi. Da quello del pediatra in pensione Mauro Saldi, vicino ad «Uniti per Legnago» e indicato come probabile presidente gradito al sindaco Clara Scapin, all’ex consigliere comunale Giuseppe Losi, che peraltro avrebbe già presentato il proprio curriculum. Così come dovranno fare i conti con la nuova normativa due dei pretendenti già individuati dalla minoranza: i pensionati Lucio Moretti, militante leghista in quota al gruppo FI-Ucl-Lega Nord, e Renato Favali del M5S.
Dal canto suo, il sindaco, che entro fine maggio deciderà le nomine, evidenzia: «Purtroppo i paletti imposti dalla legge ci impediscono di inserire persone che potevano mettere a servizio della comunità la loro esperienza. Comunque, nulla toglie che possano collaborare con l’ente entrando a far parte di un gruppo di amici della casa di riposo». Quanto alle nomine in quota alla maggioranza, per ora nulla trapela dal centrosinistra intento a riparare lo strappo interno innescato dalla richiesta dei cinque consiglieri «dissidenti» del Pd di azzerare la Giunta.