Editoriale – Qualcuno se n’è accorto. La sanità non è più un argomento centrale nella contesa politica, neppure in questi giorni di campagna elettorale. Lo è stata nel 2005 quando Vendola la impugnò contro il governatore uscente Fitto. E poi, a parti invertite, nel 2010 nel confronto tra Rocco Palese e Vendola. Dopo essere stata a lungo il terreno delle battaglie politiche più sanguinose tra le due principali coalizioni, ora il tema si è affievolito, quasi spento. La sanità non è più il feticcio velenoso agitato ora da una parte e ora dall’altra.
Succede per varie ragioni: perché con il Piano di rientro e il successivo Piano operativo, dalla fine del 2010 le politiche sanitarie della Puglia vengono sostanzialmente scritte sotto la dettatura dei ministeri della Salute e dell’Economia; perché la questione sanitaria, a differenza del passato, non è più considerata remunerativa sul piano elettorale; perché i pugliesi, a piccole dolorose dosi quotidiane, si sono adattati ad un modello meno generoso sul piano dell’offerta ospedaliera, ma forse più efficiente; perché negli ultimi anni, la spaventosa crisi economica, che non ha risparmiato la Puglia, ha scritto altre priorità nell’agenda delle aspettative. Se si volesse individuare l’urgenza principale di questi mesi e anni, bisognerebbe guardare al tema della ripresa economica e dell’occupazione. Eppure i candidati non ne parlano se non per vie traverse. Il tema viene quasi ignorato, nonostante proprio il nostro giornale abbia messo in luce un dato che dovrebbe far riflettere tutti i futuri decisori politici.
Tra il 2001 e il 2007 la Puglia è cresciuta in termini di Pil meno della media meridionale. Mentre tra il 2008 e il 2013, la produzione lorda è caduta in maniera più marcata rispetto al resto del Mezzogiorno. Significa che la Puglia manifesta una caratteristica strutturale che merita di essere individuata e, se possibile, corretta. Certo, le politiche industriali non sono una competenza della Regione, ma non c’è dubbio che il governatore e la sua giunta potrebbero fare qualcosa in termini di sostegno, agevolazione, accompagnamento, induzione. Occorrerebbe che si studiasse il dossier, ma non sembra che finora qualcuno si sia cimentato con il tema (in verità assai ingombrante). Si disquisisce piuttosto sulla capacità (o incapacità) della Sinistra e della Destra di esprimere un progetto di governo, si discute sul ruolo desueto delle ideologie, sulla prevalenza dei valori. C’è chi fa discendere il programma da una ideologia e chi da un valore di riferimento. Bene, tutto legittimo. Ciò detto, è possibile leggere o sentire qualcosa che risponda all’urgenza di cui prima? O dobbiamo rassegnarci a questa spenta e un po’ noiosa campagna elettorale? E magari rimpiangere i tempi della sanità impugnata come un feticcio?