Tribuna, 26 maggio 2015

TREVISO «Sto cercando di salvare il posto di lavoro a una maestra, cerco genitori che portino bambini a scuola, a costo zero, ripeto zero.. Pur di non licenziare faccio il becco e il bastonato. E poi sento Zaia e gli altri politici, strapagati, parlare di grandi strategie e fare bei discorsi. Io prendo 900 euro al mese, faccio i salti mortali per garantire un diritto dei bambini scritto in Costituzione» Don Carlo Velludo, parroco a S.Maria del Sile, è il pasionario delle materne parrocchiali. Tuona – e non dal pulpito – senza filtri, anche se è la vigilia delle regionali. «Io spero arrivino, i soldi, come Zaia e l’assessore Bendinelli ci hanno promesso», esordisce, «ma la delibera è di novembre (2175, 18 novembre 2014, pubblicata sul Bur del 9 dicembre 2014 ndr), siamo a fine maggio e non si è visto un soldo. Avanziamo una quota del 2013, ovvero due anni scolastici fa. E poi tutto il 2014. Starei zitto se anche Zaia e i politici prendessero i loro stipendi dopo due anni e mezzo, ma temo che loro li prendano regolarmente, ogni mese. E non è giusto». La Regione ha promesso che erogherà gli arretrati – fino a tutto il 2014 – entro il 30 giugno. «Sto aspettando, come tutte le materne e i nidi del Veneto. Ma cosa c’hanno raccontato in questi due anni e mezzo? Balle... Sì, sono ballisti. Dobbiamo ancora vedere un centesimo. E dei fondi 2015, che servirebbero per i pagamenti dell’anno scolastico che sta finendo, non si parla nemmeno. Non pago i fornitori con la delibera regionale» Mancano pochi giorni alle urne…non ha timori? «A Zaia e all’assessore Bendinelli ho scritto, sanno benissimo cosa penso. Ho le prove e le carte. Se i soldi fossero arrivati per tempo, non saremmo qui». Anche lei, don Carlo, è ricorso alle banche? «Certo. Come pago stipendi e fornitori, senza soldi? La nostra materna avanza 50.000 euro da Regione e ministero, mica bruscolini, una parte sarà persa per gli interessi da pagare. Non me li paga mica Zaia… Trovo ingiusto che la Regione mi applichi il 4% di Iref, e io , creditore della Regione, per aver quei soldi devo pure pagare in anticipo l’Irap, tassa decisa dalla Regione, non da Roma. Altrimenti resto senza contributi. Pago una tassa per avere accesso a un credito cui ho diritto». Cassa integrazione, riduzione di ore, nuove proteste in vista. Cose mai viste, nel mondo delle materne cattoliche. «Le famiglie non ce la fanno, anche se le nostre rette sono competitive. Con meno bimbi ci sono meno classi, non ci sono più i posti di lavoro per tutte le maestre, e devo ridurre i contratti alla cuoca, al personale. Questa è la realtà quotidiana per noi, da anni. E non ci danno nemmeno i soldi che ci spettano. Però ci dicono che siamo un bene essenziale, un servizio strategico. Solo parole».