Servizio Informazione Religiosa
29 settembre

“Vi chiedo di pregare per me e di rendervi disponibili a camminare insieme poiché vengo a Voi per essere collaboratore della vostra gioia (2Cor 1,24)”. Si chiude con questo invito il messaggio che mons. Michele Seccia, nominato oggi da Papa Franccesco arcivescovo di Lecce, ha inviato alla comunità ecclesiale di cui è stato chiamato ad essere guida. A presbiteri, diaconi permanenti, seminaristi ricorda il “comune impegno” che “consolida la nostra unità: non smarriamo la gioia della chiamata a stare con Lui, la ricchezza del nostro ministero, per annunciare a tutti, vicini e lontani, la Parola che salva”. Il nuovo arcivescovo dedica poi un pensiero ai fratelli e alle sorelle di vita consacrata, “radiosa immagine della diocesi leccese”, e agli operatori pastorali “con la viva speranza di una continuità nella collaborazione pastorale, nel servizio della parola e della carità”. “Un abbraccio paterno – prosegue Seccia – a voi genitori e figli, a tutte le famiglie, per ricordarvi come l’Amore sia la sorgente della vita capace di farsi dono nella gioia, come anche nel disagio senza mai perdere la speranza”. E “una preghiera particolare per quanti vivono situazioni di solitudine o l’amarezza di delusioni affettive”. Ai giovani, augurando “la gioia di sperimentare il fascino dell’incontro con Cristo, chiede di fare “vostre le parole di Papa Francesco” che “vi esorta ad ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, a non indugiare quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro”. Rivolgendosi alle autorità, il nuovo arcivescovo auspica “una fattiva collaborazione al fine di essere insieme, ciascuno nel proprio ruolo, al servizio del popolo e, in particolare, di quanti soffrono per il disagio sociale, la mancanza di lavoro, l’emarginazione”. Infine, “il mio primo saluto di fratello e amico giunga anche al cuore di chi si sente lontano dalla fede e dalla Chiesa, e a tutti coloro che stanno attraversando un momento di difficoltà: agli ammalati, ai carcerati, agli immigrati perché nessuno si senta dimenticato”.