L’Immediato
8 dicembre

Il tempo del commissariamento per “Villa Santa Maria di Pulsano” a Monte Sant’Angelo, clinica per anziani finita al centro di una relazione del prefetto, all’epoca dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Proprio la Prefettura dauna ha commissariato la struttura ponendo fine alla gestione della cooperativa “Sanitaria Service” con “contestuale sospensione dell’esercizio dei poteri di disposizione e gestione dei titolari della società stessa”. Nominato commissario unico Francesco Bevere, direttore generale dell’Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). Toccherà all’Asl di Foggia individuare nuova struttura per il trasferimento dei pazienti (41 posti letto).
La Sanitaria Service fu colpita da un’interdittiva antimafia il 2 marzo scorso e poi confermata dal Consiglio di Stato a luglio. Il motivo è presto detto: infiltrazioni criminali nella clinica dove erano alle dipendenze le compagne di alcuni boss locali. L’Immediato se ne occupò nel settembre 2015. La Villa Santa Maria di Pulsano era presente tra i vari “omissis” della relazione del prefetto dove spuntarono le storie del consigliere comunale Damiano Totaro (ex assessore eletto nel 2012 col centrodestra) e del cugino Matteo Pettinicchio, figlio di Antonio Pettinicchio, anche quest’ultimo consigliere comunale.
“Matteo Pettinicchio – si leggeva sulla relazione – è ritenuto contiguo al contesto criminale del “Clan dei Montanari”, riconducibile alla famiglia Libergolis, come si desume anche dalle sue pregresse frequentazioni, risultanti da diversi controlli di polizia, che vanno dal 2003 al 2008, tra cui elementi di spicco nell’ambito delle consorterie mafiose. Più volte tratto in arresto, Pettinicchio ha diversi pregiudizi per reati gravi come le estorsioni. È stato coinvolto anche nell’operazione “Rinascimento” e sottoposto in tale ambito a fermo di indiziato di delitto emesso dalla DDA di Bari – convalidato dal giudice per le indagini preliminari con contestuale applicazione di misura cautelare – insieme ad altre 17 persone, per reati di estorsione, porto e detenzione abusiva di armi, favoreggiamento della latitanza del boss Giuseppe Pacilli detto “Peppe u’ montanar”, procurata inosservanza di pena ed altri gravi reati”.
Suo cugino Damiano Totaro gestiva la RSSA che – stando alla relazione – fu oggetto di atti di intimidazione già poche settimane dopo il rilascio dell’autorizzazione al funzionamento. Dagli accertamenti effettuati dall’organo ispettivo emerse che tra i dipendenti della residenza per anziani c’erano le compagne di Matteo Pettinicchio e di Enzo Miucci, anche quest’ultimo esponente di spicco della criminalità organizzata. Uomo di fiducia del clan Libergolis, Miucci è definito uomo dal “notevole spessore criminale” già sottoposto nel 2008 a sorveglianza speciale per due anni. Il giovane, detto “u’ criatur” perché all’interno dell’organizzazione fin da adolescente, è uno degli “astri nascenti” del clan, importante nel favorire la latitanza del boss Pacilli (infatti è tra i coinvolti nell’operazione “Rinascimento”) e fondamentale nell’alleanza con la “Società foggiana”. Uno che con gli affari ci sa fare.
Suo padre Antonio venne ucciso il 14 agosto del 1993 nell’ambito della faida garganica tra le famiglie Libergolis e Primosa-Basta-Alfieri. Enzo Miucci, più volte tratto in arresto, braccio destro di Franco Libergolis, risulta gravato da pregiudizi penali e di polizia e da sentenze di condanna per gravi delitti. Con sentenza del GUP di Bari del 19 marzo 2013, (Operazione “Rinascimento” relativa ai fiancheggiatori della latitanza di Giuseppe Pacilli), fu condannato alla pena di 8 anni di reclusione e 8mila euro di multa.
Stando alla relazione del prefetto, le assunzioni delle compagne di Miucci e Pettinicchio apparirono come “non casuali” e legate ai rapporti parentali esistenti tra Damiano Totaro e il cugino Matteo Pettinicchio. “Tali circostanze – era scritto – appaiono significative potendo ragionevolmente trarsene se non la contiguità, la “permeabilità” dei titolari della struttura – tra i quali figurava il consigliere di maggioranza, già assessore – da parte di questi soggetti (di cui uno a lui legato da vincoli di parentela), il cui spessore criminale, almeno per quanto riguarda Pettinicchio, non poteva essere ignorato dal politico”.