COMACCHIO Resta confermata per il 1º giugno la riapertura del Punto di primo intervento all’ospedale San Camillo, dopo il caso scoppiato per un presunto refuso che di fatto aveva posticipato la data al 15 giugno. «Il servizio riapre con le stesse modalità dello scorso anno – spiega Gianni Serra, direttore del distretto sud/est dell’Asl – con un medico ed un infermiere presenti 24 ore su 24 e con un operatore socio sanitario presente per 14 ore, ossia dalle 7 alle 21. Ricordo che il personale effettuerà i turni – aggiunge Serra – secondo quanto previsto e concordato in sede di conferenza territoriale socio-sanitaria». La Consulta popolare per il San Camillo però, attraverso il suo presidente Manrico Mezzogori, torna a puntare il dito, evidenziando che «ci si aspettava che l’Asl assicurasse la presenza di un radiologo h 24, come c’è sempre stato del resto. Questo è un disservizio bello e buono, se consideriamo che un paziente che va ad esempio alle 20 al punto di primo intervento, verrà dirottato a Valle Oppio, qualora fosse necessaria una lastra». Mezzogori, dopo aver specificato che nei soli tre mesi estivi lo scorso anno il punto di primo intervento comacchiese ha totalizzato 3mila accessi, contribuendo così a snellire l’intasamento al pronto soccorso del vicino ospedale del Delta, si chiede «come mai un servizio di emergenza ed urgenza aperto per 24 ore e che fa capo al 118 e non al distretto territoriale dell’Asl, non debba avere anche un radiologo per 24 ore». Tra le sue considerazioni, eccependo che la conferenza territoriale socio sanitaria sia un «organo superfluo, perché vota qualsiasi cosa decisa dal partito politico di maggioranza», il presidente della Consulta assicura che non si abbasserà la guardia. «È un controsenso che di sera e di notte si debba spedire un paziente da un punto di primo intervento ad un altro pronto soccorso, se deve fare i raggi – insiste Mezzogori- e riteniamo che anche questo sia un grave spreco di denaro pubblico, dopo gli oltre 14 milioni di euro investiti per la ristrutturazione dell’ospedale che, dopo l’accreditamento, hanno pensato di convertire in casa della salute». La Consulta continua intanto a turnarsi, dal 25 ottobre 2013, nella sorveglianza del secondo piano della struttura ospedaliera locale, per impedire l’occupazione di altri reparti con ambulatori, dopo l’insediamento della medicina di gruppo. Nei giorni scorsi il sindaco Fabbri aveva anche lanciato un appello, chiedendo di ascoltare le ragioni di Comacchio e di dare risposte, così da mettere al parola fine alla occupazione della Consulta. «Comacchio resta un punto nevralgico importante – sostiene Fabbri – e non si può far finta di nulla. Mi aspetto risposte concrete da qui ai prossimi gionri»