Il Giornale di Vicenza 10 ottobre

«Non avvisare i famigliari che un paziente è morto, come la vogliamo chiamare? Negligenza, svista?». Se lo chiede il presidente del cda di Ipab, Lucio Turra. «È successo anche questo, al San Camillo, precisamente a febbraio. Ritengo sia pazzesco e che non ci siano scuse di alcun genere. Di fronte a una medicazione con i vermi questo è sicuramente più grave, se poi ci mettiamo un malato caduto dal sollevatore e portato in ospedale, e un altro a cui non era stato posizionato correttamente il catetere con tutto quello che comporta sotto il profilo sanitario, diciamo che non mancano gli estremi per dire che la cooperativa Bramasole non era in grado di gestire i tre reparti del San Camillo». Le parole escono come un fiume in piena. Un misto di rabbia, dolore, determinazione. «Questi episodi, che rappresentano la punta di un iceberg, sono accaduti a febbraio, luglio e agosto – racconta Turra -. E mi sono stati riferiti dalle due coordinatrici di Ipab che si occupano dei controlli in tutti i reparti e vigilano sull’attività della cooperativa che quando prese servizio fu accompagnata dal nostro personale. Costretto ad occuparsi della sensibilizzazione, formazione e informazione in particolare sugli incident reporting. Perché la Bramasole non sapeva nemmeno cos’erano, in altre sedi dove operavano non applicavano questi criteri, tipici invece della realtà di Ipab».I tasselli cominciano a prendere posto in questo puzzle dalla tinte sempre più forti e fosche. «Ho fatto subito intensificare i controlli, ho chiesto di parlare con i medici e il 1 settembre è partita la diffida alla Bramasole dopo che avevamo rilevato un centinaio di contestazioni. C’erano mancanze procedurali e anche di natura prettamente sanitaria per cui imputabili al personale». Quello dei dipendenti resta uno dei temi più sentiti, in sostanza era lo stesso che lavorava anche prima dell’arrivo della Bramasole. «Non possiamo ignorare quanto accaduto – riprende Turra -, ci sono gravi responsabilità da parte di operatrici e infermiere. Da una parte posso capire la cooperativa, reperisce quello che il mercato offre, ma tre di questi episodi mettono in evidenza un’incompetenza infermieristica e degli operatori fuori da ogni precedente. Senza dimenticare che sono stati trovati farmaci gettati perché il personale ne ignorava l’utilizzo». Si inizia a parlare di rischio clinico il 13 agosto scorso, quando la segnalazione arriva sul tavolo del presidente di cda. «A firmare sono i miei dipendenti, non quelli della Bramasole che avevano l’obbligo di segnalare. In pochi giorni, dopo aver sentito il medico, ci siamo mossi, ma un contratto non si rescinde dalla mattina alla sera. Ecco perché sono partite le diffide e ora siamo alla risoluzione». La vicenda è complessa e lo si sapeva, rimettere ordine nei tre reparti sarà complesso, ma il presidente con una lettera inviata ieri ai dipendenti ha chiesto la collaborazione di tutti cercando di «avere a cuore la salute delle persone che ci sono state affidate e di continuare a lavorare con serenità e maggiore convinzione di prima»