Corriere delle Alpi 15 settembre

Documenti e delibere alla mano, lo zoccolo duro del sindacato confederale, la Cgil, rompe gli indugi e l’attendismo della verifiche contabili dell’azienda Usl e ribalta la scena: «I fondi del comparto, così come sono stati costituiti negli anni, sono corretti e qualora l’amministrazione proceda con il loro congelamento, la stessa sarà denunciata per attività antisindacale».
Questa mattina, all’incontro con il prefetto per il secondo atto di conciliazione sulla vittoriosa vertenza plurimilionaria dei dirigenti non medici, Gianluigi Della Giacoma, funzione pubblica Cgil, dirà questo e lo ribadirà a costo di forzare la mano con i colleghi confederali e con il sindacato autonomo Nursing Up. Il concetto è che ciò che è stato dato ai dipendenti di comparto (infermieri, tecnici, operatori, portinai e la lista continua) è meritato per le prestazioni rese e “non impropriamente attribuito”, togliendo pane e companatico di bocca ai dirigenti sanitari non medici, ai quali, comunque, spettano 6,2 milioni di euro divisi 17 (il numero dei ricorrenti) solo fino al 2009.
Il sindacalista Della Giacoma porrà altre condizioni irremovibili, pena la denuncia per illecito dell’Usl di Feltre. Con una premessa: «Riteniamo che le responsabilità sulla errata costituzione dei fondi vadano ricercate altrove e non debbano in nessun caso ricadere sui dipendenti del comparto, semmai su chi ha fatto l’errore. Chiediamo che l’amministrazione apra un tavolo di confronto sui fondi 2015, perchè riteniamo che quella sia la sede per aprire un dibattito sulla corretta costituzione dei fondi della dirigenza sanitaria non medica, e che questo sia indipendente dalle vicende legate alla sentenza del 2011».
Il riferimento va alla sentenza del giudice del lavoro di Belluno del 2011, passata in giudicato, cioè non impugnata dall’azienda, che poi si è riconfermata con applicazione pratica, ossia con la quantificazione delle spettanze per ogni singolo professionista ricorrente, nella sentenza di novembre 2014. «Diffidiamo l’amministrazione», continua Della Giacoma, «dal procedere con la messa in mora dei dipendenti, che a detta del direttore amministrativo dell’Usl di Feltre dovrebbe partire subito per gli anni precedenti, perché la riteniamo sbagliata nel merito e nel contenuto. Nel merito, perché i fondi del comparto ci risultano correttamente
costituiti e distribuiti a fronte di prestazioni lavorative rese. Nel contenuto, in quanto l’eventuale messa in mora non va fatta per dieci anni, ma per cinque anni, visto che non si tratta di indebito arricchimento. Quindi gli eventuali termini di prescrizione dovranno essere dimezzati»