Remo Sernagiotto si difende. E passa al contrattacco. Sui controlli («Non toccavano a me ma alla Regione e all’Usl di Asolo»), sugli sprechi dei suoi predecessori («Da 20 a 40 milioni buttati ogni anno a fondo perduto »), sui conflitti d’interesse «ben più imbarazzanti di quelli che si vorrebbero attribuire a me». Seduto nello studio del suo legale, l’avvocato Fabio Crea di Treviso, l’ex assessore al Sociale finito sulla graticola per il fondo di rotazione da 50 milioni e i finanziamenti a cooperative sociali che di sociale non hanno fatto alcunché (né per i disabili, né per gli ex detenuti) passa in rassegna le carte e torna ad avvertire: «Sono stato infangato per settimane, adesso basta. Io querelo». Sernagiotto ammette una sola responsabilità, tutta politica: «Quella di aver costruito un progetto geniale, suggerito dalle stesse associazioni, che ha chiuso l’epoca dei fondi a pioggia utilizzati da chi mi ha preceduto per regalare milioni alla “ciao bella” o alla “bella ciao”, per aprirne una nuova, basata su un fondo di rotazione che prevede l’intera restituzione delle somme con precise garanzie a favore della Regione.

Ca’ della Robinia, per dire, è ipotecata: 5 ettari nella Docg del Prosecco. Secondo voi la Regione non riesce a venderla? Tornando ai soldi elargiti in passato senza che venissero restituiti: lo sapete che quando sono arrivato, nel 2010, mi sono trovato 90 milioni già impegnati per 4 anni? Forse qualche gufo vuol tornare a quel regime lì». Il piano Sernagiotto era di lungo periodo: 50 milioni l’anno per 4 anni. «Ed era chiarissimo, anche per quel che riguarda la possibilità di acquistare immobili. Altro che virgola spostata, nessuno ha ingannato i consiglieri e se vi rileggete i famosi verbali della commissione Sanità vedete che praticamente solo di quello si è parlato, dell’opzione di acquisto, che io volevo con un massimale a progetto di 15 milioni e non 4, come poi si è deciso di fare. Tra l’altro non ero neppure tenuto al passaggio in consiglio, avrei potuto far eseguire la delibera subito dopo l’approvazione in giunta». Non ci fu alcun ricorso contro le graduatorie, ricorda l’ex assessore, e se sono insorti problemi, questo è accaduto poi, «per via dei mancati controlli».

Che spettavano alla Regione, «ma anche all’Usl, specie per ciò che attiene l’inserimento dei disabili, a cominciare dal numero. Perché non hanno controllato? La famosa birreria a Ca’ della Robinia è nata cinque mesi fa. Io sono via da un anno e un mese (ora è eurodeputato, ndr.). Che c’entro io? Che reato mi viene contestato? ». Sernagiotto si dice certo che Modolo abbia fatto le verifiche del caso, anche se queste si basavano su semplici autocertificazioni («Se poi uno le falsifica commette un reato lui, mica Modolo »), e dice di essere perfettamente d’accordo col governatore Luca Zaia che ha spedito le carte in procura: «Mi spiace che Modolo sia finito sotto accusa, ma la Regione non poteva fare altrimenti, è giusto che i magistrati verifichino. Certo fa riflettere che a criticare l’operato di Modolo sia ora Mantoan, il segretario regionale alla Sanità che dell’ex dirigente al Sociale era il superiore, il supervisore e il valutatore…». Gli altri soggetti coinvolti, tutti riferibili alla cerchia della country house di Forza Italia sul Montello? Sernagiotto insiste: «Ero all’oscuro del coinvolgimento di Baldissin in Ca’ della Robinia mentre conosco la presidente Milanese, così come Chies e Moro, progettisti di quel fantastico complesso a Laggio di Cadore: un progetto su ventitrè. Lando, invece, l’ho conosciuto solo più tardi. Però scusate, se uno è amico dell’assessore, non può partecipare al bando? E’ causa di improcedibilità della domanda? Dev’essere discriminato al contrario?».

E qui veniamo alle rivelazioni promesse da Sernagiotto. Nel suo mirino non ci sono assessori o consiglieri (anche se sibillino avvisa: «Non è finita qui») ma il commercialista di Schio Domenico Garbin e il presidente dell’Uripa, l’unione delle case di riposo, Roberto Volpe, che in questi giorni l’hanno pesantemente cannoneggiato. «Garbin, ex vicepresidente della cooperativa Nuovi Orizzonti, è stato revisore dei conti nei Comuni di Roana, Schio, Malo, nella comunità montana Alto Astico e Posina, di Alto Vicentino Servizi, ma soprattutto dell’Usl 4 di Thiene, che finanziava guarda caso proprio i progetti di Nuovi Orizzonti. Quanto a Volpe, presidente dell’Uripa dal 1992, è il fratello di Michele, architetto, che immagino sia un professionista bravissimo visto che ha progettato Villa Magnolie a Monastier, la casa ex autisti di Valdagno, i centri servizi di Sovramonte e Forno di Zoldo, la casa di riposo di Ponte di Piave e Villa Serena a Solagna. Questi non sono forse conflitti d’interesse? Qui non si scava, non si fanno inchieste? Io devo subire le lezioni di questa gente qui?».